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Il Racconto Paesano di Saverio Di Vincenti


Saverio Di Vincenti


              


IL RACCONTO PAESANO























LA VIA COLCA

Andrìa Montagna, quel giorno nel paese di Bisacquino, in provincia di Palermo, era andato a trovare il cugino Pasquale Ruvoli, per l’acquisto di due tummina di terra, in contrada Valle Lupo, ora, sotto un paracqua scuro, quella sera di novembre che diluviava, scendeva a piedi il Vicolo Ceravolo, una stretta scalinata, scansando l’acqua della lavina e dei canaloni. Poi, superato uno scacchiere, con cinque porte, era giunto in un arco, che era attaccato a quelle case riunite. L’arco nella parte interna, aveva il tetto portato a livello, invece, esternamente, dai due lati, aveva una forma curva. Sotto quest’arcata, illuminata da un lampione, dalla luce nebbiosa, Andrìa si era riparato, dal lato della Via Colca, per la tempesta che era sopraggiunta. Nel frattempo, altre due persone si erano messe sotto l’arco, di cui una di loro aveva gettato un'intenso sguardo verso Andrìa. Andrìa, aveva avuto il tempo, di intuire quella lettura veloce, quando cominciò a piovere con meno intensità. Così, mentre scendeva la pioggia e soffiava forte il vento, Andrìa e Maddalena per direzioni opposte, continuavano il loro cammino, tra vicoli stretti e quasi al buio.
La strada che Andrìa passò era la Via Colca, che doveva essere con molta plausibilità una strada molto antica, probabilmente d’origine saracina, per la ragione che nelle mura di fuori, dove c’era l’arco, si trovavano congiunte due alte scale in pietra, una a destra e l’altra a sinistra. Dopo di avere passato, davanti una stalla, Andrìa, decise di ricoverarsi in un trappeto, dove all’ingresso incrociava Angelo Cottone, coperto d’incerata, con una mula carica d’olive. Onofrio Cucina funzionava alla mola, lavoro già del padre, gli operai Michele Patania e Gaspare Realistico, toglievano le coffe dai torchi, quando, Giovanni Aida con un recipiente si allontanava dal trappito; ora era il turno di Iaco Ribera. Intanto, Maddalena e la madre Vincenza, avevano salito il vicolo Ceravolo, poi avevano proseguito per la Via Lauro, avevano attraversato la fontana dei Pileri e finalmente erano giunti a casa, tutto questo mentre che pioveva.




L’ACQUANOVA

La domenica per Andria Montagna, cominciò, quando era ancora notte, perché si sentiva uno scampanio, proveniente dalla strada. Si alzò dal letto, guardò dalla balconata e scorse delle capre, che conducevano campanacci di smonta, accompagnate da due pastori. Si trattava di circa quaranta capre, di proprietà del curatolo Giuseppe Trappeto, che, con due dei suoi figli, accompagnava i caprini, dalla mannara, che aveva nella parte alta del paese a valle, nella contrada Pirrera. Aveva piovuto tutta la notte e Andrìa la lavina la sentiva scendere sia dalla Via Colca sia dalla Salita Maienza. Per quel giorno, Andrìa, visto che non si lavorava nella bottega di fabbro ferraio del padre, aveva progettato di dedicarsi a risolvere alcune occupazioni. Appresso, ad una lattiera di pane e latte, uscì, che era ancora buio, andando verso l’Acquanova. Il quartiere Acquanova, situato più sopra della Piazza Triona, aveva un viale principale, da dove si snodavano le viuzze, le scalinate ed i cortili, facendolo diventare un labirinto; quartiere che, inoltre, era caratterizzato da un profilo assai particolare delle vie, pavimentate con delle pietre, che creavano, nelle parti centrali delle strade, un abbassamento, dovuto all’acqua della lavina. 
I viali di questo quartiere, di pochi metri di larghezza, acciottolati, erano ancora vuoti quando, Andrìa, vi giunse. Il primo che Andrìa vide, con provenienza dalla Via Gallo, fu Santo Riposto che, con una quartara di creta, si stava recando all’abbiviratura; intanto, in lontananza, altri compivano la stessa azione, mentre alcune persone, andavano su alla Maddalena, per la prima messa. C’era un freddo intenso, pioveva piano ed i fanali a petrolio coloravano, nel buio, il cielo blu scuro di una luce esclusiva, mentre la lavina continuava a scendere particolarmente nella Via Acquanova, proveniente dal quartiere più in alto, quello chiamato di San Francesco di Paola. Poi, in avanti, Andrìa, vicino la fontana dell’Acquanova, scorse una fila di persone che stavano riempiendo dell’acqua, sgorgante da un canale di rame, con recipienti di creta e dei secchi di metallo. Attraversata la Via Gaudiano, Andrìa, nel punto d’incontro tra la Via Gannuscio e la Via Lauro, prendeva in direzione della Madonna dell’Altomare.




LA MADONNA DELL'ALTOMARE

Alla Tu Mara dalla collina, in lontananza si poteva pensare di vedere il mare e quella Madonna, stava lì, a guardare tutti i naviganti. Nel cielo, cominciava a vedersi il chiarore del nuovo giorno, mentre Andrìa, si portava più avanti della tu mara, incrociando l’ampia scalinata che saliva per la Maddalena. Era una gradinata larga parecchi metri, con nella parte destra, un muro di cinta, anch’esso come la pavimentazione in pietra intagliata, la strada che Andrìa percorse; poi, guardò con gli occhi verso l’alto, distinse la Chiesa della Maddalena e la porta del Cimitero. Giunto in questa Chiesa, Andrìa si organizzò vicino l’apertura che conduceva al campanile, di fianco al confessionale. La messa durò ancora pochi minuti, giusto il tempo della benedizione in latino, poi le persone cominciarono ad uscire dal tempio. Più tardi, dopo di avere spento con un coppo delle candele, Vincenzo Montagna gli si era messo a parlare ed insieme si erano portati nel sagrato. Nella chiesa era rimasto il canonico Agostino Lucetta a ragione della recita del divino officio d’ogni giorno.
Girando e rigirando il discorso, i due cominciarono a parlare della famiglia Belvedere e Vincenzo Montagna che aveva incontrato, per la sua età, tante persone nei viali e nei cortili di Bisacquino, raccontò ad Andrìa del casato, concludendo con questa frase: ”sono dei nostri”. Andrìa, pensava, mentre scendeva dal lato della Via Montagna a Maddalena, mentre Vincenzo Montagna, che gli aveva assicurato che “in Sicilia abbàsta una talìata” progettava per il sabato seguente di parlare con Francesco Belvedere.
L’alba, frattanto, coloriva quel grigio e freddo paesaggio invernale.

LA FONTANA DEI PILERI

Maddalena quella mattina, aveva cominciato la giornata molto presto, non era riuscita a prendere sonno. Si svegliò pensando a quel ragazzo, che aveva incontrato per caso sotto l’arco del cortile, ma a chi poteva appartenere, pensava. Con questo pensiero si confidò con sua sorella Giuseppina con la promessa che non avrebbe rivelato alla madre Vincenza che l’aveva guardato. Maddalena Belvedere poco dopo si sedette al telaio perché si stava preparando il corredo.
Poco dopo, Giuseppina Belvedere e la madre Vincenza uscirono carichi di biancheria per andarli a lavare alla fontana dei pileri; durante il tragitto Giuseppina rivelò quanto aveva appreso dalla sorella Maddalena alla madre, strappandole la promessa che avrebbe fatto finta di non sapere niente.
Frattanto, era andata a trovare Maddalena la vicina di casa Lucia Borgonuovo, con la quale Maddalena si era confidata, perché era sposata; in quanto temeva Maddalena, che se se l’avrebbe confidato a qualcuna che ancora non era sposata, sarebbe andata a “scippare gli occhi” cioè a conquistare il ragazzo che lei aveva guardato. La zia di Lucia, Vincenzina, abitava nella discesa Cammarata, per cui progettarono con Maddalena che lo stesso giorno Lucia si sarebbe recata dalla zia per poter individuare, chi poteva essere il ragazzo che aveva incontrato Maddalena e che l’aveva guardato.
Vincenza, mentre era alla fontana dei Pileri, che risciacquava la biancheria, si trovò accanto la sua amica d’infanzia Concettina Alcamo, che abitava nella Via Acquanova, alla quale chiese chi poteva essere questo ragazzo dai capelli castano chiari e gli occhi cerulei che aveva guardato la figlia Maddalena. Concettina fece qualche nome poi concluse che doveva essere Andrìa Montagna.
La sera seguente, Lucia Borgonuovo si presentò con una scusa dai Belvedere, quando capitò di trovarsi da sola con Maddalena, rivelò che doveva trattarsi di Andrìa Montagna. Giuseppina e la madre intanto mentre impastavano il pane, progettavano come poter conoscere i Montagna per sistemare Maddalena che già aveva vent’anni.
Maddalena era bellissima, con un viso angelico, gli occhi dal colore del mare ed i capelli neri.

IL CANALICCHIO

Andrìa Montagna viveva con la sua famiglia nella Via Savoca. In famiglia erano dodici persone. I nonni paterni Domenico e Giovanna Portella, il padre Filippo, la madre Rosa, lui, le sorelle Francesca e Giuseppina ed i fratelli Domenico, Vito, Luigi, Saverio e Pietro. La famiglia si alzo molto presto, all'aurora, dopo di avere preso una tazza di latte con del pane, i componenti della famiglia cominciavano ogn'uno la loro giornata, a secondo dei compiti loro affidati; Andrìa, scese nella stanza del pianterreno, dove già il padre Filippo con il fratello Domenico erano che lavoravano battendo nell'incudine del ferro caldo. Infatti, i Montagna avevano una avviata bottega specializzata nel trasformare il ferro, la loro specialità era il fare zapponi. Intanto la madre Rosa con la figlia Francesca si erano recati a riempire dei recipienti di zinco al canalicchio e mentre Rosa aspettava il suo turno apprese da Giovanna Consorti la novità, che la vicina di casa Elena Consiglio quel giorno doveva fidanzarsi in casa con Salvatore Lista, abitavano entrambi nella Via Mascari. Rosa disse a Giovanna queste testuali parole "in queste cose loro devono essere", però quando Giovanna Consorti si era allontanata dal canalicchio, incrociando Giuseppina Paese che in gioventù abitava nella Via Mascari chiese notizie sulle due famiglie i Consiglio ed i Lista, apprendendo che i Consiglio possedevano un terreno in località Palmeri. Andrìa che allora aveva venticinque anni, aveva gli occhi cerulei ed i capelli chiari, era alto un metro e 
65 centimetri faceva figura, Giovanna Consorti gli avrebbe voluto dare come moglie la figlia Paola che però voleva il vicino di casa Gaspare Filicudi. All'ora di pranzo Andrià comunico in famiglia che aveva incaricato lo zio Vincenzo Montagna di chiedere il fidanzamento con Maddalena alla sua famiglia.

LA PIAZZA TRIONA

Quel sabato, nella piazza Triona, c’erano tante persone. Alcune, erano coperte con delle mantelle, altri con dei paltò, diversi con degli scialli, perché, c’era freddo da neve. La piazza, per la sua estensione, racchiudeva queste strutture in muratura. C’erano alcune case della nobiltà, il fondaco, un convento, il palazzo municipale, una fontana, due chiese e addirittura un ponte, dove, quando pioveva, le acque convogliavano, provenienti dalla parte tramontana dell’abitato. Inoltre, la Piazza Triona, era il luogo fisso d’incontro degli abitanti di Bisacquino, con le sedi dei circoli di passatempo, i caffè, le taverne, i saloni da barba ed altre botteghe. Intorno a questa piazza si protendeva il paese che, pertanto, si delineava a cerchio, con tante case e parecchie chiese, fabbricazioni costruite con blocchi di pietra, murati con della calce e dell’altro materiale. I saloni da barba, quel giorno, cominciavano a popolarsi di clienti, per lo più gente della campagna.
In quest’occasione, Vincenzo Montagna chiedeva a Francesco Belvedere per conto del nipote Andrìa il fidanzamento di Maddalena. Allora, lo stesso giorno, verso le sei della sera, Francesco Belvedere, si recava nell’abitazione del fratello Filippo padre di Maddalena, a portare la notizia, perché a quel tempo essere anningato significava onoranza. Subito dopo, di avere comprato del tabacco, nella putia di mastro Ferdinando, che si trovava nella Piazza Triona, Francesco Belvedere andava su per la Via Acquanovala Salita Perricone e, arrivava, nella Chiesa di San Francesco di Paola.
La casa di Maddalena, si trovava, nella parte alta del paese, nella Via Salerno, esattamente, adagiata su di un bastione. Attraversata la predetta via, Francesco giungeva dove c’era la porta d’ingresso dei Belvedere, per capirci vicino o muntuneddo. Nel fabbricato, illuminato da alcune lampadine ad olio, in compagnia del suo sigaro, mastro Filippo, padre di Maddalena, stava accomodando il forno a legna. La moglie Vincenza, invece, con le figlie era al telaio ed aveva posato della biancheria in un cannistro sopra il tavolo per cucirla. Francesco Belvedere fu chiamato con l’appellativo di Ciccò, traduzione dialettale del nome, perché era così.

LA VIA SAVOCA

La Via Savoca ad angolo con la Via Mascari cominciava con una scalinata, era una strada stretta, per questo doveva essere una strada molto antica, salendo la scalinata si perveniva in un piccolo cortile, dove vi era un oleificio, continuando si perveniva al canalicchio, in questo posto, quella sera, Andrià aveva appuntamento con il suo amico nonché vicino di casa Gaspare Realistico che aveva pressappoco la sua età. I due si incamminarono per l’Acquanova, salendo per la Via Reina, in quanto dovevano andare a parlare con Michele Patania, che abitava nella Via Lauro. Michele Patania era dilettante nel cantare ed aveva un gruppo musicale, composto da tre persone, lui che cantava e suonava la chitarra, Girolamo Delicato che suonava la fisarmonica e mastro Vincenzo Luana che suonava il mandolino. Con Michele Patania Andrea Montagna concordò una serata di notturno, davanti la casa di Maddalena, per il sabato seguente, se non pioveva.
Intanto, nel cielo apparivano dei fulmini accompagnati dal rumore dei tuoni ed incomiciava a diluviare, per cui Andrea Montagna e Gaspare Realistico che già si erano congedati dal Patania, si riparavano sotto il balcone di mastro Silvio Dionigio, era un balcone che cominciava con una scalinata e poi vi erano due archi. In uno di questi archi, intanto si riparava Giovanni Gattuso che ritornava dalla casa della sua fidanzata Concetta Ranghi che abitava in Via Salerno.
I tre si misero a commentare le condizioni del tempo, appena “scampò” un poco, essi si allontanarono dall’arco. Pioveva di nuovo alla grande quando Andrea Montagna e Gaspare Realistico arrivarono al Canalicchio.   

PIOVEVA


Nell'interno della casa, Francesco Belvedere, nella prima stanza, rivide un armadio di piscepaino che era appartenuto ai suoi genitori.
Filippo Belvedere, padre di Maddalena, dopo di avere sentito la notizia dal fratello, sostenne che anche se si trattava di un buon partito, era persuaso che Maddalena “Poteva scippare meglio”. Invece, la moglie Vincenza, che ancora aveva quattro figlie femmine da sistemare e si spaventava che qualcuna “ci sarebbe rimasta dintra”, faceva per ventiquattro, per convincere il marito. In ogni caso, non era una decisione, che si poteva prendere quella sera, per questo, il discorso fu rinviato al sabato seguente. Maddalena Belvedere, intanto restava seduta al telaio, ascoltando da lontano la conversazione, si occupava di prepararsi il corredo e già era a buon punto. Erano passate le sette della sera, quando Francesco Belvedere uscì da quell’abitazione, in compagnia del nipote Calogero, fratello di Maddalena, non prima, di avere accettato, un bicchierino di rosolio. Pioveva.
Filippo Belvedere, dopo, cercando di non essere osservato dai vicini, lanciava con la moglie, della mobilia cascante e del materiale di costruzione, nella lavina, perché giorni prima, aveva avuto i mastri. E’ facile pensare, che quella sera, erano molti quelli che lo imitavano in questo gesto. Era uso, infatti, che nella lavina, un corso d'acqua che si formava nel centro delle strade, in discesa, quando diluviava, le persone gettavano varie cose, trovandosi il paese in pendenza, soprattutto pezzi di mobilia e sterro, sabbia ed altro materiale, oppure, alcuni si pulivano le stalle, tra le recriminazioni dei vicini di casa. Successivamente l’azione, mastro Filippo, pensò di mettersi a letto.

IL CORTILE FLORENA

Francesco Belvedere, che risiedeva nel Cortile Florena, aveva dato un passaggio, con l’ombrello, al nipote Calogero, che dopo maritato, era andato ad abitare nella Via Sardegna. Pervenuti i due in questa via, invitato ad entrare, Francesco Belvedere, visto il maltempo, dato dai fulmini, seguiti poi, dall’eco dei tuoni, aveva detto: <<quannu chiove e malutempu fà, in casa di altri un ci sì stà! >> e così aveva proseguito oltre. A Calogero era sembrato atto dovuto taliarlo da dietro la porta, fino a quando non lo aveva visto collare oltre il canto della Via Sardegna, vicino la Via Mancuso. La piazza era ormai quasi vuota di persone, per la tempesta, quando il Belvedere vi giunse.
C’era solo, qualcuno, come lui, che si andava coprendo dal temporale, sotto dei cornicioni, per rientrare a casa; per questo il Belvedere saltò poi, sopra i cilindri di pietra, vicino il circolo di mutuo soccorso e girò accanto al ponte, prendendo in ultimo la Via Conceria, che cominciava con una scalinata. Poco dopo, Francesco Belvedere, giunse davanti la porta d’ingresso della sua abitazione.
 L’apertura principale della casa, era composta da due porte, una chiusa da dentro con una stanga, l’altra, che invece si poteva aprire, dall’esterno, con una voluminosa chiave di ferro, coniata in maniera artigianale nel luogo. Dato che pioveva, Ciccò cercò con premura la chiave, da una delle tasche della giacca. La chiave fece dei giri nella toppa e, dopo tre firrioni, la porta che era a sinistra, alzando un lucchetto, si aprì. 

L'AURORA

La luce del giorno era già scomparsa. La notte cominciava ad avvolgere con le sue ombre Bisacquino, abbattuta dalla stanchezza, Maddalena si lasciava cadere su di un letto di tavola, coperto con un materazzo di lana, delle lenzuola bianche ed una coperta bianca, metteva giù la testa sulle mani giunte e si addormentava; aveva solo un pensiero che il padre Filippo non avrebbe consentito al fidanzamento, perchè le voleva dare a Filippo Sarraco, che a lei non piaceva. Con il suono della campana che annunziava l’origine della giornata, si alzava, usciva dalla stanza, piccola e stretta,  coabitata con le sorelle e si metteva a guardare da un balcone le strade di Bisacquino. L’inverno e l'aurora pitturavano il paese di fiabeschi colori, la bianca luminosità dell’alba si posava sulle chiese, i palazzi, le case, le botteghe e poi scendeva sulle piazze, le strade, le viuzze ed i cortili, i luoghi in cui in quel momento i calzolai, i fabbri ferrai, i falegnami, i contadini, i pastori, principiavano a svegliare l'abitato; così facendo la comunità incominciava a buscarsi il pane. Maddalena immaginava come poteva essere bello quel giorno, se avesse potuto incontrare Andria, ma intanto doveva compiere quello che aveva fatto qualunque mattina precedente, pettinarsi i suoi lunghi e belli capelli neri, sistemare i letti della famiglia, fare qualche "viaggio" alla fontana dei Pileri, e poi sedersi a lavorare per il corredo; ma era convinta che dopo quell'incontro, nella sua vita nulla era più come prima. Con determinazione, avrebbe deciso lei e nel suo cuore ormai c'era solo Andrìa, in quell'alba i suoi occhi dal colore del mare, guardavano verso il quartiere dove c'era la casa del suo principe azzurro.

LA CASA DEI MONTAGNA

La casa dei Montagna, era un’abitazione con un pianterreno e due piani, si esponeva nella Via Savoca; la porta d’ingresso si trovava in una “cantoniera, cioè ad angolo tra due strade, in prossimità con la salita Maienza; più sopra della porta d’ingresso c’era una finestra che guardava al canalicchio; nella parta che s’affacciava nella scalinata della Via Savoca, c’erano tre balconi, due al primo piano ed uno al secondo. Nel pianterreno, accanto alla bottega, i Montagna ci avevano un piccolo pollaio dove tenevano, una quindicina di galline. Quasi tutte le famiglie, allora a Bisacquino, avevano un piccolo angolo della casa riservato al pollaio. Quella mattina in strada, c’era movimento, perché Caterina Aida aveva perso una gallina. Sicuramente, come capitava spesso, la gallina si era aggregata a qualche altro gruppo, ed era andata a finire in un altro pollaio; infatti dopo poco la gallina si trovò. Andrìa dalla porta della bottega, guardava queste scene, quando andò a trovarlo lo zio Vincenzo Montagna, che gli comunicò che domenica pomeriggio avrebbe avuto risposta da Francesco Belvedere, da parte della famiglia di Maddalena. Intanto, si dovevano consegnare alcuni zapponi al contadino Pietro Fiume, che abitava nel quartiere di San Francesco di Paola. Andrea, colse l’occasione per andarci lui, così di ritorno, poteva passare davanti la casa di Maddalena. Intanto, Maddalena progettava di trovare una scusa per passare vicino la bottega di Andrìa e si era organizzata con Lucia Borgonuovo di andare dalla sarta della Via Mascari.

LA VIA GALLO
Maddalena, quel giorno indossò una gonna lunga dal colore bordò a cui abbinò una camicia verde ed un maglione blu scuro, per meglio evidenziare i suoi occhi dal colore del mare; indossava anche delle scarpe color marrone con dei sopratacchi; visto che era alta 1 metro e 62 d’altezza. Lucia Borgonuovo, passò dalla casa dei Belvedere, intorno alle ore 11 e 18 minuti. Lucia Borgonuovo era sposata da un anno e mezzo  con Pietro Fiume, ed era "aspettante". I due dalla Via Salerno, si spostarono verso la salità Oddo e da qui, andarono in direzione della Chiesa di San Francesco di Paola. La Chiesa era aperta, per cui decisero di sostarvi per qualche attimo. Era una Chiesa molto antica, con un bel campanile; all'nterno, al centro vi era la statua da cui prendeva il nome la Chiesa, nei fronti laterali vi erano alcuni altari, sopra l’ingresso, inoltre, era stata creata una balconata, dov'era collocato un organo a canne. Nell’interno della chiesa, in prima fila era seduto il canonico Filippo Improta, che con alcune persone anziane del quartiere, stavano recitando il Santo Rosario. Ad un cenno con gli occhi di Maddalena, Lucia scorgendolo, si approssimò ad uscire dal tempio. Maddalena e Lucia proseguirono in direzione della Via Lauro, poi scesero dalla gradinata della Via Gallo. Frattanto, Andrìa si stava recando, portando alcuni zapponi, posati in una "coffa" in direzione della Via Zito, quando si trovò davanti a Maddalena. Andrìa quel giorno, indossava un maglione color verde, un paio di pantaloni di fustagno e degli scarponi color cuoio.
Andrea, nel vedere a Maddalena diventò più rosso del sole a mezzogiorno, per la timidezza non le rivolse lo sguardò, anche Maddalena non guardò, perchè una volta va bene guardarlo, ma due; perchè non sapeva come l'avrebbe interpretato Andrìa, un'altro sguardò; Lucia Borgonuovo, invece, guardò tutti e due. Così, ogn’uno, proseguiva per la propria strada, Andrea era preoccupato, perché non aveva guardato a Maddalena e Maddalena era preoccupata, perché Andrea non l’aveva guardata, nel mentre che Lucia diceva a Maddalena che "se l’era saputo scegliere il ragazzo". L’orologio della Matrice, intanto, suonava dandalandà, cioè mezzogiorno, suono sentito sia da Maddalena che anche da Andrea.

LA VIA SALERNO


Francesco Belvedere aveva solo un pensiero, se il fratello Filippo non avrebbe consentito al fidanzamento; sia perché lui era stato “anningato” ed inoltre per l’amicizia che aveva con Vincenzo Montagna; per questo per convincere il fratello, ci andò con la propria moglie Nicolina Alcamo, la quale era pure lei favorevole al fidanzamento, in quanto avevano fatto una settimana di discuterne in casa. Erano le ore diciotto e quattordici minuti quando marito e moglie uscirono, passarono davanti il convento del Carmine, poi nei pressi della Pretura e si trovarono nel Corso Triona; questo viale era una delle zone più importanti del paese, infatti c’erano lì, i migliori negozi di cucito e di stoffa ed anche alcune sartorie. Dal corso Triona, Francesco Bevedere e la moglie poi, si spostarono nella Via Plaia, da qui nella Salita Giaccone e pervennero nella Via Mancuso, che prendeva questo nome perché vi abitava una nobile famiglia di Bisacquino; più tardi presero la salita Oddo, arrivarono nei pressi della Via Santo Cono e finalmente giunsero nella Via Salerno. In casa di Filippo Belvedere, quando arrivarono, ci fecero largo, già, si era discusso, tra l’altro, sulla risposta da dare ai Montagna. Infatti, la moglie di Pietro Belvedere, fratello di Maddalena, Gaetana, sapitura della proposta, si era confidata con una vicina di casa dei Montagna, precisamente con Giuvannina Manfredonia, mentre strofinavano la biancheria nel nuovo lavatoio dell’Orto; così, aveva saputo, che l’uomo che voleva la cognata Maddalena, poteva ìre e che accanto potevano passare. Inoltre, aveva saputo che i Montagna oltre la casa avevano qualche proprietà, la più importante era nella contrada Valle Lupo, vicino il paese. Finalmente mastro Filippo Belvedere si convinse, finalmente chiese un parere a Maddalena,  la quale, finse di non conoscere lo spasimante; ma che accettava la scelta del padre e che era contenta del nuovo fidanzato; però, in cuor suo pensava, che aveva saputo gettare gli occhi. Più tardi Vincenza offrì ai cognati dei biscotti di casa e del rosolio, perché dovevano festeggiare, erano già passate le venti, quando Francesco Belvedere con la moglie uscirono dalla casa di Maddalena, il tempo faceva “mutazione” ma non pioveva. Il cielo era stellato.



LA SERENATA

Alle ore venti e trenta Andrea Montagna era già al canalicchio, dovette aspettare circa dieci minuti prima che arrivasse Gaspare Realistico. Andrìa indossava un vestito di velluto liscio color marrone, dove nel taschino aveva messo un fazzolettino bianco, portava un cravattino pure esso bianco, mentre le scarpe erano pure esse di color marrone. La mattina era stato dal barbiere Ignazio Di Verde che gli aveva fatto la barba e tagliato i capelli. Quando arrivò, Gaspare Realistico, si diressero sotto l’arco della salita Oddo, dove avevano appuntamento con Michele Patania e gli altri componenti della sua orchestrina; andarono tutti nella Via Salerno. Durante il tragitto, Andrea, non sapendo ancora cosa avevano deciso i Belvedere, era un poco preoccupato, perché non poteva sapere quale poteva essere la reazione del padre e dei fratelli di Maddalena. Nei pressi della casa di Maddalena, Andrìa si collocò in prima fila, più dietro l’orchestrina e più dietro ancora Gaspare Realistico, il quale pensava “non si può sapere mai”. Fu allora che Michele Patania, che era un inventore di canzoni, intonò, il brano “Biddizza paisana”; ci pensarono Girolamo Delicato che suonava la fisarmonica e mastro Vincenzo Luana alla realizzazione di una musica adattabile. Questo il testo del ritornello: La luna stasira vosi affacciari cu li stiddi, pi ammirari li beddi tuoi capiddi, chi lustru chi fa stu cielu blu, su comu l’occhi chi hai tu. Biddizza paisana ntona la campana. Biddizza paisana ntona la campana. Andrea nel sentire queste parole era emozionato ma, dalla finestra, dove presumibilmente dormiva Maddalena, non si vedeva nessuna luce. Maddalena, però, era dietro la finestra ed era pure emozionata, a sentire quelle parole. Allora Maddalena, per fare capire che era rimasta contenta, pensò, ma magari l’accendo il lume, così lo capisce che ci tengo a lui. Era un lume di quelli a petrolio, con nella parte di sotto una parte in rame e che finiva con un condotto in vetro. Ci perse un poco di tempo, ma finalmente, nell’oscurità della notte, dalla finestra di Maddalena si poteva scorgere quel bagliore esile; in quell'attimo, sul volto di Andrìa, apparve un sorriso. Sarebbe stata quella, una delle sere più belle della sua vita.

LA SALITA ODDO

Alcune settimane dopo, Andrìa Montagna, con i genitori e tutti i membri della famiglia, compresi i nonni paterni e materni, uscirono di casa, verso le cinque della sera; c’erano pure i fratelli maritati con le rispettive famiglie; erano vestiti tutti in maniera elegante. Andarono a piedi verso l’Acquanova, presero dalla Salita Perricone, giunsero nella Via Capra e da qui si diressero nella Salita Oddo.  Vicino l’arco, che si trovava tra la Via Capra e la Salita Oddo, la famiglia Montagna, incontrò, alcune persone di quel vicinato, bastò uno sguardo per capire che già la notizia era circolata. Intanto, da una bottega di generi alimentari, nel frattempo uscivano un gruppo di persone, quando Andrìa, incrociava il contadino Natale Delicato che stava posteggiando due muli in una stalla. Era una serata d’inizio dicembre e c’era freddo, l’oscurità era occultata da quell’esile luce dei fanali a petrolio, accesi nella notte, che permetteva il passaggio. Durante il percorso, Domenico Montagna, nonno di Andrìa, rievocò il suo fidanzamento ufficiale; erano altri tempi e si camminava con le lampade ad olio, non c’erano ancora i fanali. Andrìa, era della classe mille ottocento ottantaquattro.
In casa di Filippo Belvedere, intanto c’era confusione, perché c’erano all'interno, le sorelle di Maddalena, Giuseppina, Lucia, Agata e Paola, che era già sposata ed era lì con tutta la sua famiglia; inoltre, c'erano i Fratelli Calogero, Pietro e Giovanni, anch’essi con le rispettive famiglie da sposati; oltre, infine, c'erano naturalmente i nonni paterni e materni. Finalmente, sentirono bussare alla porta, erano arrivati i Montagna; i Belvedere ci fecero largo. Pertanto, Andrìa, visto che gli aveva presentato la famiglia, da quel giorno, poteva andare a sedere il sabato nei Belvedere, perché ora era fidanzato in casa; così poteva vedere ogni sabato la zita, ma in lontananza e solo per il tempo della durata del consumo di una lampada ad olio. Più tardi Rosa Riposto, madre di Andrìa, invito i Belvedere a pranzare da loro per il giorno dell’Immacolata. Maddalena sembrava bellissima, con un vestito color rosa, che era stato cucito in una delle migliori sartorie del Corso Triona; anche Andrea per come era vestito faceva figura.

 LA FONTANA DI NOTTE

Andrìa nel guardare a Maddalena, ripensò a quella sera che l’aveva vista per la prima volta sotto l’arco della Via Colca, ora, che la vedeva nel suo massimo splendore, si accorse che era veramente molto bella. I suoi lunghi capelli neri scivolavano lungo le spalle e si perdevano nel rosa del vestito, i suoi occhi blu irradiavano una luce particolare, come, una fontana di notte illuminata dalla luna. La cosa che però colpì, più di tutto Andrìa, di Maddalena, era quel sorriso, che si perdeva su quel volto angelico, pensò, che in tutto il mondo non poteva esserci un volto più bello di quello. Ebbe anche un po’ di timore, nel pensare che la donna che si era scelta, era veramente così bella, sembrava un angelo caduto dal cielo. Anche Maddalena, ogni tanto, con un poco di timidezza guardava Andrìa, lo colpirono i suoi occhi cerulei, erano veramente molto belli, si confondevano in quel vestito blu, con gilè, indossato da Andrea, abbinato ad una cravatta tra il rosso scuro ed il blu e ad un paio di scarpe nere. Per tutta la sera, Andrea e Maddalena si guardarono a debita distanza, intanto che Vincenza Belvedere ogni tanto buttava lo sguardo sul portamento di Andrìa, così come Rosa Riposto su quello di Maddalena. Andrea e Maddalena non scambiarono alcuna parola, ma a rompere il ghiaccio ci pensarono le nonne di Maddalena ed Andrea, che rievocavano il tempo del loro fidanzamento. I genitori Filippo Belvedere e Filippo Montagna, intanto, si erano appartati, in un’altra stanza, perché Filippo Belvedere ci teneva alla serietà di Andrea e non avrebbe tollerato una brutta figura. Quando, fu l’ora di tornare a casa, ad Andrìa mentre stringeva la mano a Maddalena, gli parse giusto dirle “sei veramente molto bella”; Maddalena, in quel momento, diventò rossa nel viso, non disse nulla, ma sul suo viso apparì un sorriso; allora anche Andrea fece un sorriso. Andrea in cuor suo si preoccupava se un giorno avrebbe perso Maddalena, idem Maddalena per Andrea; non c’era niente da fare, ormai erano innamorati entrambi.

LA MATRICE

Andrìa, la mattina seguente, che era domenica, uscì di casa verso le undici, perchè al canalicchio si doveva incontrare con Gaspare Realistico. Davanti la fontanella vi trovò Concetta Isidoro e Giuseppina Adamo, che gli fecero gli auguri perché si era fatto fidanzato. In effetti, Concetta Isidoro che abitava in Via Zito ed allora aveva ventidue anni, un pensiero su Andrea Montagna l’aveva fatto, ma una volta saputa la notizia, aveva pensato di conquistare Gaspare Realistico. Concetta aveva i capelli neri e gli occhi scuri, faceva pure lei figura. Gaspare Realistico arrivò subito dopo, Andrìa, notò che Concetta si comportò con Gaspare in modo molto più cordiale ma, non poteva pensare che un tempo Concetta Isidoro l’avrebbe voluto. Andrea e Gaspare decisero di scendere dalla Via Zito, poi attraversarono la Via Fiorentino e pervennero nella Via Teatro, già erano giunti nella piazza Triona. In questo posto, c’erano già tante persone, alcuni aspettavano il loro turno nelle sale da barba, altri erano riuniti a gruppi e discutevano, Andria e Gaspare si fermarono nel gruppo, dove faceva da “capo testa”, il curatolo Ignazio Taormina. L’argomento del giorno era sulla vendita di un cavallo, appartenuto agli Imposimato, che era stato venduto, due giorni prima, ai Consiglio; alcuni dicevano che il prezzo di vendita era stato molto alto, altri, invece, che conoscevano il cavallo, dicevano che gli Imposimato quasi l’avevano regalato. A mezzogiorno in punto, appena suonò, l’ultimo tocco dell’orologio della torre accanto la Matrice, Andrea e Michele entrarono nella Chiesa Madre, che già era piena di persone; fu proprio in quel momento che, sull’altare maggiore entrava il Capitolo: composto da tredici canonici che indossavano una mantellina color rosa antico e dal Decano. In Chiesa, gli uomini erano tutti seduti nella fila di destra, invece le donne, in quella di sinistra, i posti erano tutti occupati. Andrea e Michele decisero di attraversare tutta la chiesa, dal lato dov’erano seduti gli uomini, per vedere se c’erano posti a sedere. Frattanto, Andrea Montagna si accorgeva, che, vicino al quadro della Madonna del Balzo, nella dodicesima fila, dove erano sedute le donne, c’era pure Maddalena. Allora, Gaspare Realistico, accorgendosi che nella fila, accanto a quella dov’era seduta Maddalena, stavano due suoi parenti, con cautela, gli chiese se potevano cedergli il posto. Filippo e Giuseppe Realistico, cordialmente acconsentirono; per cui Andrea e Maddalena si trovarono a due passi l’uno dall’altra. Per tutta la durata della messa, Andrea guardò Maddalena, idem Maddalena.

LA BADIA

Finita la messa Andrea aspettò che prima uscisse Maddalena, la seguiva con gli occhi; Maddalena e la sorella Giuseppina attraversarono la piazza e presero in direzione della Via Teatro; fu proprio quando giunsero in prossimità di questa Via, che Maddalena, si girò per vedere se in piazza c’era Andrìa; infatti lo trovò vicino la sala da barba di mastro Salvatore Motivo. Andrìa raccolse lo sguardo, anche se già erano un poco distanti. Andrea per poter sposare Maddalena, doveva aspettare almeno un anno, perché questa era la prassi del paese. Anche Maddalena che era già giunta vicino la fontana dell’Acquanova, pensava la stessa cosa, così come pensava che doveva trovare un modo, più diretto, per poter comunicare con Andrea, in quanto a casa sua si potevano vedere, solo per pochissimo tempo e solo a distanza “di la dentro a qua dentro”. Giuseppina le consigliò di scrivere una lettera ad Andrea, per dirgli quello che provava nei suoi confronti, che poi, il modo per fargliela recapitare, si sarebbe trovato. Andrea intanto, stava facendo compagnia a Gaspare Realistico, che si era infatuato di Giuseppina Palagonia, in lontananza decisero di andare verso di lei, dirigendosi verso il quartiere della Grazia. Gaspare Realistico aveva ventisei anni, occhi castani e capelli neri, era alto un metro e sessantaquattro, per quel tempo poteva passare. Giuseppina Palagonia, aveva gli occhi blu ed i capelli sul biondo chiaro lunghi, era alta un metro e sessanta circa ed aveva ventidue anni. Giunti in prossimità della Badia, Gaspare ed Andrea affrettarono il passo, riuscendo a superare Giuseppina Palagonia che era insieme alla sua amica Giuseppina Aliberti. Andrea non li guardava, per evitare che qualcuno poteva andarlo a raccontare a Maddalena. Gaspare, invece, guardava “a secco” Giuseppina Palagonia, ma lei non gli rivolse nemmeno per un attimo lo sguardo. Allora, Gaspare Realistico che in viso era un poco rosso, decise di prendere dalla Via Senape, insieme con Andrea Montagna. Giuseppina Palagonia che abitava vicino il cortile Fontanetta, fece il giro lungo, passando davanti la Chiesa di San Francesco d’Assisi. Durante il tragitto, Giuseppina Palagonia rivelò a Giuseppina Aliberti che Gaspare gli piaceva, ma che non l’aveva guardato per timidezza. Gaspare Realistico, di professione faceva il contadino, quand’era giunto vicino la piazza Triona, disse ad Andrea Montagna che non si può mai dire di quest'acqua non ne bevo, e che per abbattere un albero ci vogliono più colpi, per cui avrebbe ritentato. Andrea Montagna, lo voleva convincere a cambiare strada perchè pensò, che lei non lo voleva. Andrea Montagna, inoltre, era un poco preoccupato, del fatto che aveva fatto compagnia a Gaspare Realistico; comunque, pensò Andrea Montagna, che Gaspare Realistico si poteva attaccare, che non l’avrebbe più accompagnato, perché meglio dire che so e no che sapevo.

IL PRANZO DELL'IMMACOLATA


Nella casa di Andrea, quel giorno c’era movimento, perché si apparecchiava, in attesa che arrivassero i Belvedere. Era il giorno dell’Immacolata e in tutte le case del paese c’era movimento, perché qel giorno a tavola si trovavano cibi che durante le domeniche o i giorni non festivi non era facile trovare, erano altri tempi. Con l’arrivo del corteo con a capo Maddalena, che indossava un abito a giacca verde e faceva la sua figura, dopo i saluti, il gruppo si organizzò nel lungo tavolo sistemato nella stanza da pranzo. Come capotavola da un lato sedette Filippo Belvedere, mentre dall’altro lato Filippo Montagna. Maddalena era seduta dal lato dei Belvedere, mentre Andrea in quello dei Montagna, in questa occasione, Andrea ci aveva guadagnato una stretta di mano da parte della fidanzata. Intanto, Rosa Riposto, con le cognate, aveva finito di apparecchiare e cominciava a portare le pietanze a tavola.
Oltre il pane ed il vino locale, per primo fu servita della pasta di casa a forno, detta incaciata, condita con del sugo di pomidoro, del formaggio e della carne. Per secondo delle bistecche impanate, della salsiccia, uova dure e dell’insalata. In ultimo, delle aranciate, il riso con il dolce ed i cannoli di ricotta della casa. Avevano fatto figura i Montagna, cose giuste. Naturalmente, il pranzo non poteva finire che con la torta di ricotta preparata da Maddalena e fu solo nel momento di tagliare la torta che Andrea e Maddalena si trovarono accanto, in quanto si doveva festeggiare il fidanzamento. Durante il pranzo, ogni tanto Andrea guardava Maddalena, idem Maddalena, ma ogni tanto. Gli argomenti che si affrontarono, durante il pranzo, furono centrati sul fidanzamento, che doveva durare almeno un anno per conoscersi Andrea e Maddalena, che entrambe le famiglie erano contenti  e del pranzo che era buono secondo i Belvedere. Il nonno di Andrea, Domenico Montagna, che già era un poco in avanti con gli anni, rievocò il suo matrimonio, affermando che oggi tutto è lecito, ma prima era diverso, il mondo era cambiato. Terminato il pranzo, alle ore quindici e quarantacinque i Belvedere tolsero il disturbo, non prima di avere invitato i Montagna a pranzare da loro il giorno di Natale, anchè questa volta Andrea ci guadagnò un’altra stretta di mano da parte di Maddalena. Quando erano giunti vicino il canalicchio, il padre Filippo Belvedere disse a Maddalena che Andrea si portava bene, la sua figura la faceva; era quello che pensava anche Maddalena.

L'ARCO DI VIA CAPRA

La mattina verso le otto, Lucia Borgonuovo passò dalla casa di Maddalena, ufficialmente dovevano andare dalla sarta di Via Mascari. Invece, il loro intento, era di andare da un’amica di Lucia, Anna Consiglio, che sapeva scrivere. Intanto, mastro Filippo Belvedere con il figlio Calogero, erano occupati nella loro bottega a terminare una porta, in quanto il loro mestiere, era quello di falegname. La bottega di Filippo Belvedere, si trovava in Via Salerno, al pianterreno della casa, dove vivevano i Belvedere. In strada, quando Maddalena uscì, c’erano molte persone, alcuni erano impegnati a fare dei viaggi dai Pileri, altri badavano alle loro galline, altri pulivano l’esterno della casa, i bambini giocavano per strada. Anna Consiglio, abitava nella Via Capra, per questo, Maddalena e Lucia attraversarono la Via Salerno, pervennero nella Via Santo Cono, dove bevvero dell’acqua alla fontanella, scesero dalla salita Oddo ed attraversarono quasi tutta la Via Capra. La casa di Anna Consiglio, si trovava accanto ad un arco, era un arco molto antico ed anche molto bello, che doveva essere di origine araba, per cui la sua età risaliva alla fondazione del paese. Anna Consiglio non è, che sapeva scrivere tanto bene, ma per quei tempi poteva andare. Era quasi della loro età; il padre mastro Domenico Consiglio, aveva nella stanza accanto, una piccola sartoria. Maddalena dettò la lettera, prendendo anche dei suggerimenti da Lucia ed Anna Consiglio, questo in sintesi, il contenuto della lettera: “Carissimo Andrea, ti scrivo questa lettera, per dirti che, da quando ti ho visto sotto l’arco, ho capito che eravamo fatti l’uno per l’altro, sono belli i tuoi occhi e mi piace il tuo portamento, anche se non possiamo parlare molto spesso, sappi che io pensò sempre a te, che, non mi sembra l’ora che ci sposiamo ed abbiamo tanti figli, tua Maddalena”. Dopo, di avere ringraziato Anna Consiglio, Maddalena, nella Salita Perricone consegnò la lettera a Lucia Borgonuovo. I due poi, scesero nella Via Acquanova, attraversarono la Via Reina e pervennero nella Via Lauro, proprio in prossimità della fontana dei Pileri, si fermarono per pochi minuti, per fare passare Filippo Ingoglia che con due dei suoi figli, accompagnava, una cinquantina di capre, nel recinto dell’Altomare. Già alle otto e quarantacinque erano in Via Salerno; Lucia Borgonovo, prese in direzione della sua casa, che si trovava quasi all’angolo della strada, mentre Maddalena era già arrivata. Lucia Borgonovo, aveva nascosto la lettera nella tasca del paltò, giunta a casa la posò sul comò.
 Frattanto, sempre quella mattina, Andrea Montagna e Gaspare Realistico erano scesi in piazza, perché Andrea, doveva comprare delle castagne per casa; Gaspare Realistico, era amico di Onofrio Cucina, che aveva in piazza una bottega di generi alimentari; gli avrebbe fatto un buon prezzo. In piazza, c’erano molte persone, tra cui alcuni caprai e pecorai che aspettavano il loro turno, per far bere le capre e le pecore, nel bevaio della piazza; quando Salvatore Lista incomincio ad “abbanniare”; perché era il banditore del paese. Salvatore Lista, per divulgare le notizie, si serviva di una cornetta, di proprietà del Municipio; all’udire il suono della cornetta, la gente che era nella piazza, fece silenzio, per sentire la novità.  

LA VIA MENTA

Nel silenzio della piazza, Salvatore Lista annunciò che s’era persa una capra in contrada Menta, che apparteneva a Pietro Palagonia; qui ci fu una risata generale dei presenti, perché quando si perdeva una capra, non sapendo chi la trovava, a chi apparteneva, generalmente, o se l’andava a vendere oppure aspettava una grande festa, per qualche pranzo con tutti i parenti. Il fatto che veniva divulgata la notizia, accadeva perché, era la prassi del paese. Gaspare Realistico, che si trovava in piazza, con Andrea Montagna, sentendo la notizia, disse ad Andrea: “se non mi fidanzo ora, con Giuseppina Palagonia, non mi ci fidanzo più!”. Infatti la capra, apparteneva al padre di Giuseppina Palagonia. Gaspare Realistico, che conosceva, tutti i caprai del paese, pensò di farsi un giro, così, anche se comprava la capra, si sarebbe fatto bello, con il padre di Giuseppina. Andrea Montagna, così, ritornò verso casa, carico di un sacco, di castagne, sulle spalle, mentre Gaspare Realistico, si diresse verso la Via Menta; giunto vicino la Chiesa del Carmine, Gaspare Realistico, andò a bussare, nella casa del sensale Luigi Consiglio; con lui, sarebbe stato tutto più facile; il sensale Luigi Consiglio, disse a Michele Realistico, che nessuno gli avrebbe detto, che aveva nascosto la capra; per cui le consigliò di comprare un’altra capra, che gli avrebbe fatto capitare a buon prezzo; comunque, vista la determinazione e l’amicizia con Gaspare Realistico, si diresse con lui, verso la Via Menta, anche se in cuor suo, Luigi Consiglio, era convinto, che era viaggio perso. Per strada, Luigi Consiglio pensava: con quante capre che ci sono nel paese, perché vuole a tutti i costi comprare questa? Ma! In trent’anni di attività, mai mi era capitato che uno veniva a cercare una capra!  Gaspare Realistico, al contrario pensava: vuoi vedere che c’è arrivato che sono innamorato di una delle figlie di Pietro Palagonia! comunque, arrivarono nel quartiere Menta; così cominciarono a girare nei vari recinti,  dove c’erano le capre e le pecore, a domandare se qualcuno avesse trovato nei pressi una capra; ma tutti, restavano incuriositi, perchè non era mai successo che qualcuno, andava acercare una capra, ed ogn'uno diceva che quella mattina, con il loro gregge, si trovavano altrove.
Frattanto, Pietro Fiume, era ritornata a casa, dal lavoro in campagna, quando sul comò, vide la lettera. Pietro Fiume, che era analfabeta, pensò chi l’avrebbe potuta portare e a cosa servisse, così chiamò la moglie Lucia Borgonuovo. La moglie, disse a Pietro Fiume, che quella lettera, lui, la doveva consegnare, di nascosto, ad Andrea Montagna; in quanto Maddalena se lo meritava, perché era stata, loro testimone di matrimonio. Pietro Fiume, considerando l'ora e considerando che essere anningato era onoranza, decise di consegnare la lettera prima del pranzo; così, si recò nella bottega di Andrea, con la scusa di dover comprare dei zapponi. Filippo Montagna, padre di Andrea, che era in bottega, quando sentì la richiesta, visto che alcune settimane prima, aveva venduto a Pietro Fiume, due zapponi, pensò, "ma chi si nni fa cu tutti sti zappuni!" e andò nel retro della bottega, ad andare a vedere se ne erano rimasti. Fu in quel momento, che nella bottega non c’era nessuno, che Pietro Fiume consegnò la le lettera ad Andrea. Zapponi non ne erano rimasti.

 I PENSIERI DI ANDREA MONTAGNA

Durante la strada del ritorno, Gaspare Realistico confessò a Luigi Consiglio, che avrebbe voluto acquistare la capra, perché voleva come fidanzata una delle figlie di Pietro Palagonia; nel sentire, queste parole, Luigi Consiglio gli disse “me l’avresti potuto dire prima”; allora, Luigi Consiglio disse a Gaspare Realistico di ritornare nei recinti della Menta. In quei luoghi, Luigi Consiglio, invitò, Gaspare Realistico  ad aspettarlo; mentre lui, ritornava dal capraio Andrea Vegna, che era il più anziano di tutti i caprai della zona. Dopo poco, Luigi Consiglio chiamò Gaspare Realistico, intanto che, il capraio Michele Agosto, arrivava nel recinto di Andrea Vegna, con la capra appartenuta a Pietro Palagonia. Luigi Consiglio, riuscì a far fare un buon affare a Gaspare Realistico, visto che il suo mestiere era quello di fare il sensale; così Gaspare Realistico acquistò la capra, che lasciò in custodia al capraio Andrea Vegna. Erano le undici e quarantacinque, quando, Gaspare Realistico, lasciò Luigi Consiglio nei pressi del convento del Carmine, proseguì e salì in direzione del Corso Triona.
Nel frattempo, Andrea Montagna era andato a cercare Gaspare Realistico, quando i due s’incontrarono, per caso, nella Via Colca, vicino la bottega del calzolaio Giuseppe Lucetta. Andrea, racconto a Gaspare della lettera, Gaspare ad Andrea della capra. Quando, si congedarono, Andrea pensava, che Gaspare aveva buttato al vento dei soldi, perché con Giuseppina Palagonia era tempo perso. Per tutto il pranzo, Andrea, pensò a cosa poteva esserci scritto nella lettera, visto che non sapeva leggere. Forse Maddalena, l’aveva lasciato con la lettera, forse voleva prendere tempo, o cos’altro? All’ultimo risolse, che appena finito di mangiare, sarebbe salito alla Maddalena, per vedere se lo zio Vincenzo Montagna, conoscesse qualcuno che sapesse leggere. Nella Chiesa della Maddalena, Andrea, non trovò lo zio Vincenzo Montagna; all’interno c’era solo, il Canonico Agostino Lucetta, che stava sistemando dei vasetti nell’altare maggiore. Andrea, colse l’occasione, chiedendo al canonico se poteva leggergli la lettera; si diressero nella sacrestia. Era una piccola stanza, con a destra un armadio, dov’erano posati i paramenti sacri, mentre sulla sinistra c’era un piccolo tavolino, faceva da sfondo un’immagine della Madonna del Balzo, collocata nel muro dov’era il tavolino. Sedutosi, il canonico Agostino Lucetta lesse la lettera ad alta voce, così, Andrea, fece un sospiro di sollievo e venne a sapere quali erano i sentimenti nei suoi confronti da parte di Maddalena. Andrea, poi, pregò il canonico, se poteva scrivergli la lettera di risposta.
Pietro Palagonia, con i figli Angelo e Saverio, erano intenti a dar da mangiare a delle capre, che si trovavano in una stalla nel Cortile Fontanetta, Giuseppina Palagonia, era seduta al telaio con le sue sorelle Paola, Vincenza e Maria, perché si stavano preparando il corredo, erano a buon punto, la madre Gieseppina Improta, era in cucina, che stava sistemando dei bicchieri in una credenziera, quando, sentirono bussare alla porta. Andò ad aprire, giusto giusto, Giuseppina Palagonia, che si trovò davanti Gaspare Realistico; intanto nevarriava cioè aveva cominciato a nevicare.

IL RACCONTO PAESANO

Era l’undici giugno dell’anno mille novecento dieci, quel giorno, una Luce particolare, dipingeva, il paese di Bisacquino di immagini suggestive, i primi bagliori del giorno, si univano con l’ombra delle case, dove ancora non era apparso il sole, una luminosità nuova, si stendeva su quel paese, con i suoi campanili, i palazzi, le case e le botteghe, che si perdevano tra i viali, le strade e le viuzze che confluivano nella piazza. Andrea Montagna, di lì a poco, con la sua famiglia e gli invitati del suo lato, si portavano  nella Via Santo Cono; c’erano anche Giuseppina Palagonia e Gaspare Realistico, che grazie alla capra si erano fatti fidanzati e tra un paio di mesi si sarebbero sposati; c’era anche,Concettina Isidoro, che per il fatto, che pure Gaspare Realistico s’era fatto fidanzato, aveva optato, per un altro vicino di casa, Francesco Aida e questa volta non se lo era lasciato scappare. Nei pressi della Chiesa di San Francesco di Paola, che faceva ad angolo con la Via Santo Cono, Andrea,  guardò verso la casa di Maddalena, a lui sembrava di vivere in un sogno, gli sembrava tutto così fantastico.
Frattanto, nella Via Salerno, i vicini di casa di Maddalena, avevano finito di lavare la strada, avevano fatto tutti sin dall’alba, molti viaggi, dalla fontana dei Pileri; ora si preparavano a stendere delle belle coperte bianche dai balconi; in fondo Maddalena, in quella strada, l’avevano vista crescere. I bambini, quel giorno non giocavano, erano tutti in fila, vestiti in modo elegante, con  tanti cannistri pieni di petali di rose; tutti gli abitanti della Via Salerno, incominciavano a prepararsi per andare al matrimonio, aspettando di vedere passare la zita. C’era il sole, quel sabato mattina, nella Via Salerno, nel mentre, che arrivò Andrea Montagna con il suo seguito. Maddalena, intanto, era in casa, che stava indossando, l’abito matrimoniale; naturalmente, c’era anche Lucia Borgonuovo che aveva, messo alla luce, alcuni mesi prima un bimbo, che era stato battezzato con il nome di Giovanni.
Finalmente, si aprì la porta della casa dei Belvedere ed uscì Maddalena. Era veramente bellissima, i suoi occhi dal colore del mare si perdevano in quel vestito bianco, tutto ricamato. Andrea nel vederla, era un poco emozionato come tutti d’altronde; gli uomini, presero posto in prima fila, compreso Andrea, mentre le donne inclusa Maddalena, stavano dietro; in tutta la Via Salerno, al passaggio di Maddalena, i bimbi donavano i petali di rose. La sfilata, composta da molte persone, attraversava ora, la Via Santo Cono, scendeva poi la Salita Oddo e giungeva nella Via Capra, poi, scendeva la Salita Giaisi e perveniva nella Salita Perricone; erano ora giunti all’Acquanova e da qui, presero in direzione della Piazza Triona. Durante il tragitto, tante persone in strada o dai balconi, assistevano a queste scene, commentando il portamento di Maddalena, che era molto bella ed anche su Andrea i commenti erano buoni. C’era tanta gente, nella piazza Triona, il suono a distesa delle campane, annunziava il matrimonio. Erano le undici del mattino, quando, Maddalena Belvedere ed Andrea Montagna fecero il loro ingresso nella Chiesa Madre; illuminata a festa, con tante candele accese, sull’altare maggiore. Con gli occhi di chi viene da fuori, entrando in quella Chiesa, Maddalena ebbe l’impressione, in quella giornata, regalata dal Cielo, di raggiungere un sogno; avrebbe voluto piangere per la felicità.
Il Canonico Agostino Lucetta, che era stato invitato da Vincenzo Montagna, per celebrare la messa, fece una bella omelia, parlando dei sinceri sentimenti degli sposi, ma si tenne lontano dal citare il contenuto delle lettere. Fu, al momento che Andrea, passò una fede d’oro a Maddalena, nel mentre che il coro intonò, un bel brano religioso, che dagli occhi di Maddalena, uscì qualche lacrima; erano veramente molto belli, quegli occhi dal colore del mare, con le lacrime di gioia di Maddalena; Andrea per tutta la vita, avrebbe per sempre ricordato quell’attimo, in quel giorno che il Cielo gli aveva voluto regalare. Fu quando fini la messa, al momento degli auguri dei presenti, che Maddalena disse ad Andrea che le sembrava di vivere in un racconto; si, veramente, sembrava tutto un racconto, il racconto paesano.  






Saverio Di Vincenti

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