Il Trattato di Bisacquino


Visto l'interesse creato dalla pagina sui Pidduzzi approfondiamo meglio l''argomento; partiamo dal fatto che si comincia a parlare dei Beati Paoli quando Luigi Natoli scrive un romanzo accennando a questa setta che agiva a Palermo intorno al 1700. Il Natoli, però non parlò mai del fatto se questa organizzazione fosse ancora in vita nel periodo nel quale visse lui, o si era estinta; anche perché probabilmente nemmeno lo sapeva. Dopo questa breve premessa, mi corre l'obbligo di fare un chiarimento sul termine "invenzione" che ho usato la volta scorsa, in quanto ritengo che gli avvenimenti sono più attuali di quanto si possa pensare e questa organizzazione ritengo si sia estinta solo qualche anno prima della pubblicazione del romanzo di Natoli, quindi ai primi del novecento; avendo avuto un ruolo preminente il Crispi nel distruggerla, che visse molti anni della sua vita in due paesi vicino Bisacquino e che conosceva quindi la nostra realtà e che per mezzo della massoneria era stato uno degli artefici dell'unità d'Italia. Ho sentito parlare dei Pidduzzi qualche volta, da una fonte che conosceva una persona firmataria del Trattato di Bisacquino. Ora, se prendete qualunque studio su questo trattato, tutti scrivono che è un falso, un'invenzione del Crispi, con la quale impose lo stato d'assedio in tutta la Sicilia. Questa mia fonte, invece, mi ha riferito di questa persona che aveva partecipato a questa riunione segreta ed il luogo dove si svolse; in questa casa, una volta mi è capitato di entrarci, tanto tempo fa, così mi sono fatto un'idea di come i partecipanti vi fossero arrivati. Per questo non so, se i documenti sono ancora secretati, se così non è, facendo una ricerca all'archivio del parlamento italiano si dovrebbe sapere se ad organizzare la riunione era stata la setta dei Pidduzzi; visto che a Palermo, ho fatto qualche ricerca e mi è stato detto che le uniche fonti documentali sono a Roma. Di questa riunione si sa, secondo quanto riportò il Crispi, che vi parteciparono due delegati pontifici, due rappresentanti dello stato russo, due rappresentanti dello stato francese e probabilmente alcuni membri del banditismo locale. Pur essendo una riunione segreta, una copia dell'atto stipulato, in questa casa sarà pervenuto al Crispi tramite la potente loggia massonica operante a Bisacquino, della quale sicuramente anche il Crispi ne faceva parte. Anche perché è da precisare, che in questa loggia, vi facevano parte anche persone dei paesi vicini. Non sapremo mai se la stipula del trattato fu una trama del Crispi per fermare il Movimento dei Fasci, allora anche molto potente a Bisacquino, oppure se effettivamente si voleva che la Sicilia fosse annessa alla Francia; inoltre, siccome c'era il timore che anche quello che restava dello stato pontificio passasse allo stato italiano, nel trattato era previsto un piano per far fuggire il sommo pontefice in Francia. Dopo le rivendicazioni del Crispi in parlamento, fu posto il coprifuoco ed a Bisacquino molte persone furono arrestate. Inoltre, c'è un altra diceria che si dice a Bisacquino, che invece i Pidduzzi tra di loro si conoscessero tutti, e che portavano come segno distintivo uno stemma, che era "un coltello", potevano avere lo stemma in una spilla, o disegnato in un bastone, od in altri posti come nella cinta dei pantaloni; se qualcuno che non era membro della setta lo scopriva rischiava di essere ucciso. Per ritornare alle origini dei "Pidduzzi", occorre dire, che per far parte della Corporazione dei Bianchi occorreva che per almeno duecento anni si era in possesso di titoli nobiliari, per cui I Borgesi che invece erano parimenti ricchi, e che erano in maggioranza mercanti o proprietari terrieri, ma senza titoli nobiliari temevamo la mano dell'inquisizione per l'invidia dei nobili.
La prossima volta tratteremo dell'aspetto spirituale dei Bianchi e dei Pidduzzi.
Comunque dei Pidduzzi ormai se ne può parlare perchè come setta segreta non esiste più.

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