La voce del silenzio, il monachesimo


Una buona serata, questa sera, Vi parlerò del Monachesimo; di quelle persone, che pur essendo nel mondo, non vivono nel mondo. Questa, considerazione, è valsa soprattutto nell'ultimo periodo del Medioevo e durante la dominazione Spagnola. Nel clima di fervore religioso, anche a Bisacquino, sorgono alcuni conventi. Allora, entrare in un monastero, significava non far più parte del mondo, una volta attraversato quel cancello, si diceva addio, al mondo sino allora conosciuto. Qu...esto valeva, soprattutto, per le suore di clausura, come il convento della Grazia. Da quel giorno, avrebbero, solo incontrato le suore, con le quali convivevano. A queste suore, veniva attribuito un nome nuovo, perché da quel momento, i loro familiari erano alla pari degli altri; li avrebbero potuti incontrare, solo, una volta l'anno, da dietro un'inferriata. Il compito di queste suore, era di pregare, per espiare i peccati, delle persone che vivono nel mondo. Perciò, la loro vita era rivolta all'ubbidienza, ai digiuni e soprattutto alla preghiera. Vivevano di donazioni. In convento, i giorni erano sempre gli stessi, sveglia alle 5,30 poi lodi in comune, con una suora che recitava i salmi. Durante il tragitto, non si poteva parlare con nessuno; poi, ognuna, ritornava nella propria cella, a pregare. Alle 11.00 andavano tutte al refettorio, per il pranzo sempre in silenzio; la madre superiora, indicava con un cucchiaio, la suora che doveva leggere la lettura; durante il pranzo non si parlava. Al termine, si ritornava in silenzio nella propria cella. Alla fine del pomeriggio, le suore a turno, ma singolarmente, si occupavano delle pulizie. Dopo la cena, sempre in assoluto silenzio, finalmente le suore, potevano parlare con le altre suore: ma non per molto tempo. Con le lodi della sera, ogni suora ritornava, in assoluto silenzio nella sua cella. Non andava meglio ai monaci di Santa Maria, in quanto, anche la notte, dovevano andare in chiesa a pregare, con delle pause di qualche ora nelle loro celle; considerate, che di notte, faceva molto freddo. D'estate, pregavano tutta la notte, ogni tanto qualche monaco, cascava dal sonno, da una delle sedie del Coro. Per fortuna, le regole di San Benedetto, erano meno rigide di quelli della clausura, per questo a pranzo e cena si poteva bere del buon vino. La vita monastica, ebbe il suo declino, durante il periodo napoleonico, poi con l'unità d'Italia. Ancora oggi, in qualche angolo della Sicilia, ci sono suore, che pregano per noi, ed espìano i nostri peccati.
Molto bello il video che vedremo questa sera, preso da you tube
https://youtu.be/l7bXaw19teI

Costruzione virtuale labirinto


Una buona serata a tutti, eravamo rimasti alle quattro porte che chiudevano il paese, nel periodo arabo; ora visto che ci sono molti archi nel centro storico, quale poteva essere la loro funzione. Come, dicevo l'altra volta, considerato che la città si andava ingrandendo, può essere che le porte d'ingresso, dovevano. necessariamente, essere spostate; questo comportava che il paese, venisse costruito in maniera disordinata; concentrando tutto in un'area limitata. Un altra ipotesi, può essere legata al fatto, che nel Medioevo, si creavano le città con tre mura di cinta, quello centrale era detto dongione, le cinta si realizzavano attorno al palazzo della Signoria. Un'ultima ipotesi, quella più affascinante, è quella che siamo in presenza di un vero e proprio labirinto: lo scorso anno, ho cercato di elaborarlo, ma mancano all'appello, molti tasselli. Ora, farò un viaggio virtuale della Bisacquino antica, sottolineo virtuale perché è una mia idea. Vi dicevo l'altra volta che la piazza rappresentava Dio, come nel labirinto di Alatri; ora visto che tutte le strade, convergevano con la piazza, il labirinto dovrebbe funzionare, partendo dalle strade della piazza e solo una può condurre ad unica via d'uscita; nell'ipotesi che tutti i varchi vengono chiusi. Visto che il labirinto è qualcosa di complicato soffermiamoci sul viaggio virtuale. Consideriamo il paese come è ora senza alcuna trasformazione. Partiamo dall'arco di via Degli Orti che chiudiamo dove c'è l'arco del ponte. Dalla via Conceria ci spostiamo in piazza Triona; perveniamo nel corso Umberto, dove troviamo un arco e più sotto, dove c'è il convento, in prossimità della chiesa della Madonna delle Grazie ne troviamo un altro che chiudiamo con un portone. Il primo arco fa parte del dongione. Dove ora comincia la via Benincasa mettiamo una torre che chiude il corso Umberto. Le torri, hanno il ruolo, di chiudere una strada, quando si pensa che questa via può essere allungata. Le torri erano presidiati dai soldati. Ora, attraversando, la via Dottor Noto, che sarebbe una parallela a valle del corso Umberto, perveniamo nella via Ecce Homo, dove troviamo due archi. Chiudendoli entrambi, ci restano due varchi uno in prossimità della chiesa Madonna delle Grazie ed uno in prossimità della via Senape, che chiudiamo. Perveniamo nella via D'Ambrogio, chiudiamo con una torre o un muro e perveniamo nel secondo arco del corso Umberto, di fronte la via Raia. Mettiamo una torre, nel corso Umberto, che chiude e saliamo la via Raia. Qui troviamo, un arco, in prossimità, della via Bona che chiude. Mettiamo una torre dove comincia la via Raia dal lato del Rosario, che chiude. Mettiamo ora una torre che chiude in via XXIV maggio, sotto Santa Lucia. Scendendo la via Roma, troviamo un arco, attraversando un tratto della prima traversa, che chiudiamo con un portone. Tutti gli archi, li chiudiamo con dei portoni. Scendendo ancora la Via Roma, incontriamo un altro arco che chiudiamo, e come maggiore protezione un altro che chiudiamo. Mettiamo una torre nella via Roma, dopo l'arco e saliamo per la traversina, prima della via Giardina; perveniamo così nella via Caronna, dove troviamo un arco molto lungo, che porta in un grande cortile senza via d'uscita; accanto all'arco come abbiamo fatto poco mettiamo una torre. Ritorniamo indietro, all'inizio di via Caronna e prendiamo la strada parallela, la via Lo Iacono dove chiudiamo i tre varchi; dove finisce la via Lo Iacono, vicino la chiesa di Santa Lucia chiudiamo l'arco e mettiamo una torre. Ritorniamo indietro, sempre nella via Lo Iacono, che poi comincia a chiamarsi via Colca; perveniamo all'arco di Via Colca che chiudiamo; attraversando tutta la via Colca dovremmo chiudere altri due piccoli varchi, così perveniamo nella via Savoca; chiudendo il piccolo varco in prossimità della via Gallo siamo giunti all'Acquanova. Mettiamo una torre dove finisce la Via Savoca nella via Acquanova; saliamo per la salita Perricone, dove troviamo l'arco di Via Capra, che chiudiamo; attraversando gli archi di via Capra, perveniamo ai due archi della salita Oddo; chiudiamo con una torre tra la via Capra e la salita Oddo. Attraversiamo tutta la via Tortomasi, troviamo un arco che chiudiamo. Chiudiamo l'arco Bruno nel corso Triona, e ci spostiamo dalla Via Mancuso a San Vito; nella via Mancuso abbiamo solo un varco da chiudere. A San Vito, chiudiamo accanto all'orologio da torre, scendiamo da dove c'è il comando dei vigili urbani; chiudiamo due varchi stretti e siamo giunti ai famosi due archi di via Carmine; chiudiamo come al solito con una torre la via Carmine. Scendiamo verso Sant'Antonio, ci basta chiudere solo un varco stretto, dove troviamo un primo arco che chiudiamo, in prossimità della via Via Villa; ed un altro arco dopo la chiesa chiudiamo e mettiamo una torre. Saliamo dalla parte interna sino a giungere nella via Florena. Fine del percorso. All'interno del perimetro rimangono la chiesa Madre, la chiesa del Carmine, la chiesa di Sant'Antonio e quella di San Vito. Comunque sono possibili anche percorsi alternativi. Buonanotte.

I Normanni a Bisacquino

Nel periodo dei Saraceni, precisamente nell'anno 999, Busackino, conta, come riporta il Canonico Lucia, circa 948 abitanti, un terzo di religione Islamica, il resto Cristiani. Con la dominazione dei Normanni, in origine, si passa a circa 600 abitanti. Probabilmente, i Saraceni, fuggiti da una galleria segreta, si erano rifugiati, nella fortezza di Battellaro; dove appunto, secondo le notizie in mio possesso, terminava questo passaggio. Gli arabi, erano abituati a costruire delle gallerie, in quanto per le forti temperature in Arabia, si muovevano utilizzando dei passaggi sotterranei. Nella prima metà del VIIII secolo, già gran parte della Sicilia, era Normanna. Con la pace di Caltabellotta, gli Arabi lasceranno definitivamente l'isola. Il re normanno Ruggero I, affida Bisacquino, ad una famiglia normanna i Malcovenant. Non crediate, che i Normanni, che arrivano in Sicilia, siano dei barbari che vengano dai paesi nordici. Le loro origini sono nordiche, ma già da circa cento anni, essi si erano insediati nel nord della Francia, regione che appunto è chiamata Normandia. Avevano ottenuto questa regione, senza fare alcuna guerra, in quanto il sovrano francese del tempo, consigliato da degli ecclesiastici, gli aveva concesso questo territorio, purché abbracciassero la religione cristiana. I Normanni, accettarono e si rivelarono molto credenti, tanto da edificare le cattedrali, più belle del tempo. Essi, si mescolarono con la popolazione locale, ne assorbirono gli usi. In Sicilia, si comportarono allo stesso modo. I Normanni, che lasciarono la Francia, portarono in Sicilia le loro famiglie, era persone umili, che si amalgamarono con la popolazione locale. A Bisacquino, la famiglia Malcovenant, andò a vivere nel palazzo, che era stato dell'emiro, per capirci nei cortili di Via Florena. L'altro giorno vi parlavo di quattro porte, che chiudevano la città, ai tempi dei Saraceni. Una che si trovava in Via Degli Orti, una in piazza Triona, una dove ci sono i due archi in via Carmine ed una che era quella principale, in uno dei due cortili. La porta di Via Degli Orti, visto che confinava, con il fiume Bruca, che nasceva all'Acquanova, doveva avere un ponte levatoio. La vita di quel periodo, si svolgeva nei due cortili, dove vi erano una stanza con un pozzo ed una con un forno. Io mi ricordo, in quanto l'ho visto circa quaranta anni fa, il pozzo, non so se esiste ancora; in quanto come vi dicevo si trovava in una stanza, probabilmente adesso chiuso per ragioni di sicurezza. Non c'erano, divisioni sociali, gli uomini in armi erano dediti alla caccia, ed i territori erano abbondanti di conigli e di orsi. Inoltre, alcuni, erano dediti alla pastorizia. La vita, al tramonto o nelle giornate piovose, si svolgeva all'interno del palazzo che era molto grande; vi si svolgevano anche le investiture e celebrazioni religiose; le donne erano dedite al ricamo; gli uomini si esercitavano con le armi, che potevano essere delle spade o dei bastoni, oppure giocavano a scacchi. Il signore locale, organizzava, dei tornei che erano delle battaglie simulate. Nel 1182, i Malcovenant, donarono il territorio di Bisacquino, al primo Arcivescovo di Monreale, Frate Guglielmo. In quanto avevano solo una figlia, che era andata in sposa ad un altro feudatario. Gli storici locali, che per lo più sono dei sacerdoti, parlano di munificenza degli arcivescovi di Monreale, ma di questo ne parlerò una prossima volta.

Il Campanile triangolare


Una buona serata, continuiamo questa sera, con i Beati Paoli (I Pidduzzi); la presenza di questa setta, dovrebbe risalire a Bisacquino, come dicevo l'altra sera, intorno alla prima metà del 1500; se prendo come riferimento, lo storico locale Lucia, che tratta della corporazione dei calcarari. Come, ho già detto la corporazione, era sotto la protezione di San Francesco di Paola e aveva sede nella chiesa di Sant'Antonio; dove vi era una statua di San Francesco di Paola. I Pidduzzi, appunto, prendono il nome di Beati Paoli da questo santo. Questa statua, oggi, si trova nella chiesa di San Francesco di Paola; è raffigurato, in maniera solenne, con la barba, il bastone d'argento ed il saio elegante. A capo di questa corporazione, vi era un priore, che in rappresentanza della corporazione, era consigliere del governatore della città, per le decisioni più importanti. Poteva succedere, che nascevano delle rivolte popolari, per delle carestie, spesso provocate da un priore, per delle rivendicazioni; in questi casi, i più violenti, venivano arrestati. I Calcarari, che significa persone che usano le pietre, erano allora, la corporazione più potente della città composta, anche, da gente benestante ma non nobile. Per questo non potevano, tollerare le angherie dei nobili, tutelati dalla santa inquisizione: che nella città aveva una rappresentanza, ma che per eseguire gli arresti, non si serviva dei soldati, ma di un'organizzazione segreta, che aveva nello stemma l'elmo di San Vincenzo Ferrer. Per tutelare i propri iscritti, la corporazione, allora creò al suo interno, una setta misteriosa i Beati Paoli, che dalla popolazione locale, visto che ancora si parlava in dialetto, venivano chiamati i Pidduzzi. Ora mi piace svelarvi, un altro segreto, che ancora non conoscete. Bisacquino è un paese, dove ci sono due statue di San Vincenzo Ferrer, il frate domenicano, al quale si ispirò frate Thomas de Torquemade il grande inquisitore; questo santo quand'era in vita aveva predetto che nel 1402 ci sarebbe stata l'apocalisse; una statua si trova nella chiesa del Rosario, una oggi nella chiesa di San Francesco di Paola, ma che prima era nella chiesa della Maddalena. Dove sta il segreto? Che anche di San Francesco di Paola ci sono due statue, perché un altra, si trova nella chiesa di San Francesco d'Assisi; la chiesa unica al mondo a quel tempo ed anche oggi ad avere un campanile a forma triangolare.
Ora, se le due statue di San Vincenzo Ferrer sono molto simili, le due statue di San Francesco di Paola, sono completamente diverse, nella chiesa di San Francesco d'Assisi è rappresentato, ormai, vecchio, vestito quasi da mendicante che stringe una bandiera.
Quale può essere una spiegazione. La bandiera, potrebbe anche fare riferimento ai Templari, in quanto da quel che si dice i Beati Paoli (I Pidduzzi); prestavano un giuramento molto simile. I Templari, saranno i primi ad essere perseguiti dalla santa inquisizione; in Francia e poi in tutta Europa; ma sempre per fini politici, perché economicamente, erano diventati molto potenti. Invece, dal punto di vista religioso, come dicevo l'altro ieri; vi è un grande fervore religioso come potete vedere nel video di questa sera che ho preso da You Tube, veramente molto bello.

Dio Lo Vuole



Una buona serata a tutti: "Dio Lo Vuole"; è questo il forte fervore religioso, che dopo l'anno mille, attraversa l'Europa occidentale, per questo cominciano a sorgere Abbazie, Chiese e Conventi. A Bisacquino nel secolo XIII, sorge la Badia, un convento di suore benedettine; ben presto la Badia diventa luogo, di grande spiritualità; nel corso dei secoli, sorgeranno altri conventi di suore: nella chiesa di San Vito, nella chiesa della Madonna delle Grazie ed in quella di Santa Caterina. I ragazzi che scelgono la vita religiosa, in principio, l'Abbazia di Santa Maria del Bosco; anche all'interno del paese sorgeranno, alcuni conventi di monaci: al Carmine, a Sant'Antonio ed ai Cappuccini. Nel video che vedrete questa sera, ascoltando le parole di San Bernardo da Chiaravalle, anche voi comincerete a valutare l'idea di abbracciare la vita religiosa e stiamo parlando solo di un brano; figuratevi, cosa ci poteva essere, ad ascoltare i monaci di Santa Maria, nelle loro omelie infiammanti, dove ad un pubblico, appartenente alle diverse sfere della popolazione, descrivono gli affreschi delle chiese. Poi, le messe in latino, il profumo dell'incenso, che pervade ogni angolo delle chiese, durante una celebrazione; i canti gregoriani, un'opera di mediazione tra Dio e gli uomini. "Dio Lo Vuole", riguarda i religiosi, i cavalieri, le altre sfere della popolazione; è anche l'emblema delle Crociate. E' il periodo, che Gesù, la Madonna ed i Santi si rivolgono alle persone, tramite i sogni, rivelando i misteri della Fede. Nei monasteri si studia, si ragiona, si discorre, si gioca a scacchi e si prega, per gran parte della giornata. Come dicevo, il basso Medioevo è percorso dal pensiero di Bernardo da Chiaravalle, la persona, con la quale Dante Aligheri, chiude l'ultimo canto del Paradiso; questa sera guardando il video, vi commuoverà:
non tutti a quel tempo si sposavano, il matrimonio era ritenuto, dalle donne una fortuna: ma San Bernardo supererà questo schema. La scelta religiosa, così come avviene oggi, comunque resta una scelta difficile; per questo mi piace concludere, raccontandovi questo episodio: "C'era un frate, che aveva fatto la scelta, andando contro il volere dei genitori, che appartengono ad una famiglia nobile, di farsi frate Francescano. Avendo scelto un ordine mendicante, si trova a camminare scalzo ed a elemosinare; per fortuna non nella sua città. Viene mandato a chiedere l'elemosina, in un quartiere dove lui sa, che ci sono, in una Via, degli artigiani del suo paese; per questo riesce a fare in modo, che in quella Via ci vadano altri monaci, perché prova un poco di vergogna; nella via dove lui va a mendicare però, incontra un suo compaesano, che lo rimprovera, gli consiglia di tornare a casa, dove l'ultimo degli impiegati se la passa meglio di lui. La sera seguente, il fraticello, viene preso dalla malinconia e vorrebbe tornare a casa; ma la notte, sogna il Paradiso. Confesserà, nella vecchiaia, ad un altro fraticello, che aveva fatto bene a rimanere, perché Dio lo voleva.


Molto bello questo video preso da You Tube

I Monaci di Santa Maria


Una buona serata a tutti lo scorso anno, ho iniziato la storia di Bisacquino, partendo dalla foresta di Santa Maria, in questo bosco dove vivono dei monaci guerrieri che saranno di aiuto ai Normanni, per sconfiggere i Saraceni, nelle roccaforti di Entella e di Battellaro, che si trova nel territorio di Bisacquino. Questi monaci, costruiranno nel bosco di Santa Maria, dopo il mille, un convento benedettino. Il paese più vicino all'abbazia, in quel periodo, è quello di Bisacquino, che nel frattempo è passato sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo - Conte di Monreale. In questo periodo, viene indetta la prima Crociata, per liberare la città di Gerusalemme, caduta nelle mani degli Arabi e non più visitabile dai pellegrini cristiani. Anche i monaci, guerrieri, di Santa Maria vi partecipano, indossando delle tuniche bianche con al centro una croce rossa. Con la conquista di Gerusalemme, anche i monaci di Santa Maria, saranno custodi del tempio (Templari). Già nel XIII secolo, non si parla più di monaci guerrieri, tornano al loro ruolo originario di umiltà, di castità e di obbedienza alle regole dell'ordine Benedettino. A differenza del clero secolare, che nel basso medioevo può contrarre matrimonio, i monaci avendo fatto voto di castità, conducono una vita comunitaria dentro l'abbazia; questo fa sì, che possono dedicarsi alla preghiera ed allo studio. Il prestigio dell'Abbazia, è misurato sulla qualità degli studi, e sui libri posseduti dalla biblioteca, dove si conservano anche i libri proibiti, accessibili all'abate, che non può essere rimosso da questa carica ed al bibliotecario, generalmente il monaco di messa più anziano. La gestione materiale dell'abbazia, viene affidata a degli amministratori non ecclesiastici, che a loro volta si servono di campieri, per il controllo del territorio. Gli abati si sentono, in questo periodo, investiti di un'autorità superiore rispetto all'alto clero secolare, che è accusato di eccessiva mondanità. I monaci nell'Europa occidentale come a Cluny o a Monteccassino, comprendono che sono loro, i veri depositari della Fede, per questo Santa Maria ben presto, come ho accennato lo scorso anno, diventerà nel periodo del re Alfonso, il centro più importante della Cristianità. Nel basso medioevo, la società può dividersi in tre categorie: quelli che pregano (il clero), quelli che offrono protezione (i nobili, i cavalieri, i borgesi ed i campieri), quelli che lavorano (contadini ed artigiani). E' una società all'origine violenta, dove il signore locale, impone le proprie regole con la forza, e dove il cavaliere che vince, è quello più brutale; inoltre, nel periodo dei Normanni, vi sono di continuo guerre tra le signorie locali, o tra un borgo ed un altro; per questo le città e i borghi si cingono di mura; alcuni dei caratteristici archi di Bisacquino. Gli studiosi nelle Abbazie, intuiscono, che quella società, ha bisogno di regole rigide, fondate sul Cristianesimo. Quello che succedeva, ad esempio a Bisacquino, in origine nel palazzo della signoria i Florena, la celebrazione dei matrimoni, l'investitura dei cavalieri, l'ordinazione dei sacerdoti, viene istituzionalizzato e si svolge in Matrice. La città già conta più di mille e cinquecento abitanti, che per quel tempo è una cifra elevata; in quanto generalmente la gente vive nelle campagne. Un incremento demografico di Palermo, si avrà durante la dominazione spagnola, che se ne avrò la possibilità, tratterò un'altra volta. Resta, comunque, il territorio vicino Bisacquino, un luogo paludoso, come del resto gran parte della Sicilia, dove ancora attrae la foresta di Santa Maria, luogo di eremitaggio, di mistero e di cacciatori. Nei territori attorno all'abbazia di Santa Maria, i coloni iniziano a coltivare i terreni, gli amministratori che sono dei laici con l'ausilio dei campieri, tengono alla larga i banditi.
Sarà grazie ai monaci delle abbazie che si avrà, una società meno violenta, dove gli stessi cavalieri diventeranno protagonisti dell'amor cortese, che li porterà a combattere in difesa della Cristianità, per rendere onore alla donna amata.

La città medievale

Il Medioevo occorre guardarlo in rapporto al modo di pensare del tempo, per certi versi, molto diverso dal nostro. Nel corso, delle lezioni precedenti, ho detto che Bisacquino è, un paese tipicamente medievale, che è stato progettato, su di un disegno, probabilmente, elaborato nel palazzo arcivescovile di Monreale nel XII secolo: tenendo, nel giusto conto, la parte edificata dagli arabi. Infatti, in contrapposizione, con i casali saraceni, nei paesi medievali, al centro c'è una grande piazza ed attorno ad essa, sorge l'abitato. Nel medioevo, perciò, vi era un modo diverso di ragionare, in quanto tutto doveva tendere all'ordine, alla perfezione, in ultima analisi a Dio. Se prendiamo una "Linea" ed un "Cerchio" e vi pongo la domanda di quale dei due rappresenta l'infinito, sicuramente, la vostra risposta, sarà la linea: per la gente del Medioevo, invece era il cerchio, in quanto, la Santissima Trinità, per quello che rappresenta, è dentro un cerchio. La piazza, indica, Dio, tutte le strade, perciò, devono condurre alla piazza; il labirinto, del quale parlavo, in una scorsa lezione, è un sentiero, che partendo dalla porta, principale, d'ingresso al paese, per capirci, quella dove si trova il palazzo della Signoria locale, conduce alla piazza, dove c'è la chiesa Madre. Questo percorso, indica, la chiesa terrena, che è l'unica via che conduce al Regno dei Cieli (anch'esso in forma circolare). Prima dell'anno mille, si pensava che esistessero solo il Paradiso e l'Inferno, dopo, soprattutto nel XII secolo, si comincia a parlare di Purgatorio, dove alcune Anime sostano, in attesa di giungere in Paradiso. In questo luogo, potranno andarci, grazie a coloro che sono ancora in vita, con le preghiere e le messe. Nella Divina Commedia, se vi ricordate, seguendo lo stile medievale, ogni possibile esistenza è racchiusa dentro un cerchio; nell'Inferno ci sono quelli che si sono abbandonati al male ed ai vizi, nel Paradiso quelli volti alle virtù ed al bene. Il Purgatorio è una via di mezzo. Anche la parola Medioevo, indica questo. Ritornando, alla struttura del paese, il palazzo del governatore, che in origine era quello della signoria locale, la famiglia Florena, era una grande struttura dove, in un'ultima analisi, si rifugiavano gli abitanti, quando in caso di attacchi, i nemici riuscivano a valicare le porte d'ingresso, presidiate giorno e notte. Le quattro porte, delle quali parlavo, l'altra volta, con riferimento agli archi. I Signori locali, non passavano mai dalle porte secondarie, tranne in casi eccezionali. I rapporti tra la popolazione erano regolati dalla gerarchia, secondo la concezione del tempo, la signoria deriva da Dio, quindi il governatore era un suo rappresentante, questi stipulava un contratto di vassallaggio con gli altri ceti della popolazione; i ricchi offrivano protezione, mentre i poveri offrivano servigi. In principio, fino alla prima Crociata, gli abitanti di Bisacquino, risiedevano tutti nei territori locali, era una società chiusa; dopo la prima Crociata che favorì la nascita dei mercanti, molti cominciarono a svolgere la loro attività in territori anche molto distanti; inoltre, cominciarono i viaggi dei pellegrini, che avevano come mete Roma, la città di San Pietro, Chartres la città dove vi era la cattedrale più grande del mondo e Gerusalemme la città Celeste. Non so se vi è successo, di vedere dei film sul Medioevo, come ad esempio Brancaleone alle Crociate, dove ci sono queste persone che si muovono con a capo una croce in direzione di Gerusalemme. I ricchi nei loro pellegrinaggi, si muovevano, generalmente, a cavallo, tranne nei casi di penitenza; i poveri a piedi. I pellegrinaggi nascevano dal fatto, che vi era la convinzione, che questi viaggi favorivano la salvezza della propria Anima. Per concludere, nella vita della gente del Medioevo, tutto è in funzione di Dio, anche il suono delle campane delle chiese, che la sera indicano con i tocchi dell'Avemaria, il passaggio dalla Luce alle tenebre. Per questo, occorreva, fare un esame, se la giornata era trascorsa in grazia di Dio.

Il matrimonio a Bisacquino


Un cento anni fa il matrimonio in Sicilia era visto in modo diverso ad ora, era si può dire una festa di quartiere, anche se gli invitati al matrimonio generalemente erano i più stretti parenti, generalmente si arrivava ai primi cugini; nella grandi città come nei picoli paesi il trattenimento avveniva in casa dove veniva preparato il mangiare. 
La sposa generalmente arrivava al matrimonio con il corredo già pronto che si incominciava a preparare in casa alcuni anni prima. Il fidanzamento per conoscersi durava almeno un anno, anche se i fidanzati dovevano stare a debita distanza. Nelle case dei nobili il trattenimento si serviva nel salone delle feste.
Generalmente nelle grandi come nelle piccole città il matrimonio si celebrava nella chiesa principale del quartiere o del paese, figuratevi i commenti dei passanti sul portamento degli sposi.Nei piccoli paesi si andava in viaggio di nozze nella città più vicina. Infatti allora spostarsi era un lusso. A Palermo e a Catania gli sposi salivano sul Cupè una carozza simile a quella dei nobili.
Nei paesi come a Bisacquino, invece, gli sposi camminavano a piedi, con tutti gli invitati e durante il tragitto alla sposa dai balconi dove passava, venivano lanciati dei petali di rosa. Vicino alla sposa camminavano le ragazze che ancora erano signorine, era una delle poche occasioni, che si aveva per vederle fuori di casa, perchè per il resto del tempo stavano in casa a prepararsi il corredo. Erano altri tempi.....

La piazza di Bisacquino


Un fascino particolare dei paesi della Sicilia riveste la piazza, è una specie di foro romano dove la gente si riunisce per vari interessi. Una piazza siciliana generalmente contiene la chiesa principale del paese, il Comune e tanti negozi. Un cinquant'anni fa, le persone sempre nella piazza prima andavano a sedere o dal barbiere o nei circoli...; infatti ogni categoria aveva un circolo cosi i contadini, gli artigiani i nobili, i cacciatori, la borghesia e cosi via.
Nella piazza ci s'incontrava per discutere alcuni affari, l'acquisto di una casa, il fidanzamento della figlia e cosi via. Si racconta a Bisacquino che una persona aveva una figlia bellissima, così bella che ogni volta che il padre andava in piazza riceveva sempre tante richieste di matrimonio, all'ultimo la figlia chissa perchè non si sposò, ogni cosa si dice nelle nostre parti è destino. 
In piazza generalmente ci andavano solo gli uomini, mentre le donne quando capitava che si trovavano in prossimità della piazza, prendevevano delle vie parallele. Come mai?
D'estate tutti gli uomini si sedevano in piazza all'aperto e quindi se passava una donna davano dei giudizi, per cui era meglio evitare.
Oggi che sono altri tempi...finalmente le donne passano dalla piazza.

La locanda del principe

 Nel libro il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa si parla di questo viaggio del principe che da Palermo con il suo seguito si reca a Donnafugata cioè a Santa Margherita Belice; visto che il viaggio dura quattro giorni il principe si dice nel libro passa con la sua famiglia la prima notte a Marineo in un suo amico notaio, la seconda a Prizzi in una locanda ...dove ci sono delle cimici e la terza sempre in una locanda a Bisacquino dove in un gelato granita trova dodici mosche e dalla stanza dei cantari esce un odore non buono. Però,nel posto dove è scritto nel libro che vi è una locanda in piazza Triona vi sorgeva uno dei palazzi principeschi più belli del paese che aveva anche un balcone che si sporgeva dentro la chiesa detta dell'ospedale; vi era anche un grande salone simile a quello che vedete nella foto; secondo me era un modo per mettere in luce che le cose andavano male ma in realtà dormirono in questo palazzo. Si andava a fare il giro da Prizzi con le carrozze perchè ancora non esisteva una strada di collegamento tra Corleone e Bisacquino.

La Tradizione dell'otto di dicembre


Una tradizione che ancora resiste a Bisacquino, è quella che si svolge l'otto di dicembre, il giorno dell'Immacolata; è una tradizione unica al mondo, come anche è scritto in alcuni siti. L'otto di dicembre, all'alba, i ragazzi all'incirca sui dieci anni, in ogni via od in ogni quartiere, allestiscono dei pupazzi di paglia, della grandezza di un adulto, che vestono con abiti tipicamente siciliani. Questo personaggio, viene chiamato con il nome di Piddu, viene posto su di una lettiga e si fa girare per tutto il quartiere. I Pidduzzi al termine della mattinata in un luogo preciso, generalmente sempre lo stesso vengono bruciati. Io, mi ricordo, che nei primi anni 70', noi del quartiere Aquanova bruciavamo sempre "U zu Piddù" in un luogo chiamato "U Muntarozzu" per capirci sotto la Via Lauro. Durante il giro per il quartiere, si dice la frase "Pidduzzo muriu". Quale, può essere il significato di tutto questo, non risulta in alcuna monografia. Probabilmente, è legato al fatto che Piddù, rappresenta il diavolo che è sconfitto; per quanto è detto nel Vecchio Testamento quando Dio, rivolgendosi al serpente dice: "Porrò inimicizia tra te e la donna". La donna per eccellenza e la Madre di Gesù, da Lei verrà un Uomo, che sconfiggerà il serpente cioè il diavolo. Non sappiamo, in quale periodo è sorta questa tradizione. L'unico elemento che abbiamo è che nella Chiesa Madre vi è, nel miglior altare del paese, di marmi pregiati, l'immagine della Madonna Immacolata; una statua che risale probabilmente alla vecchia chiesa madre, intorno al 1500. Ancora oggi, davanti a questa statua si celebra l'ottava dell'Immacolata; cantando un antico inno presente con delle variazioni nell'entroterra siciliano.
Per ascoltare questo canto e questo video che ho tratto da You Tube veramente grazioso clicca qui sotto:
https://youtu.be/3YsyJHmZrjM

La loggia massonica di Bisacquino


  1. I Pidduzzi, il nome dato ai Beati Paoli a Bisacquino, dopo la spiegazione data nel post precedente, che il significato è quelli che fanno la pelle cioè uccidono, i vendicativi, deriva anche  dal nome Piddu che vuol dire Giuseppe; il primo grande artigiano del Nuovo Testamento. Ora, nella massoneria si sa che la lettera più importante è la "G"; anche se non si è mai scoperto il significato dell'utilizzo di questa lettera. Nel libro locale "Frammenti di Storia" del Salvaggio, è riportato un documento relativo ad una loggia massonica, con sede a Bisacquino nel corso del 1800. La massoneria, si rifaceva, ad una corporazione importante nel medioevo a Bisacquino, quella dei muratori. Sicuramente già nel medioevo, da un ramo di questa corporazione, sarà sorta una loggia, segreta, massonica. La parola loggia, conserva tanti significati nell'entroterra siciliano. Per loggia, si indica un punto vendita in una fiera artigianale; una stanza dove gli artigiani quando lavoravano in comune si cambiavano; inoltre, nel medioevo aveva un significato simile, in quanto generalmente gli artigiani avevano un punto di ritrovo, dove si riunivano per discutere su quanto era inerente alla loro attività, era un luogo ricreativo. Infine, per loggia, s'intendeva, il passare sotto degli archi, termine anche indicato per un porticato nelle grandi città. Nel corso del 1800, le logge ufficiali furono sostituite dai circoli, che erano dei locali più accoglienti e che si trovavano e si trovano tuttora nella piazza Triona. Ora, l'inquisizione spagnola, aveva come scopo principale, lo scoprire gli appartenenti a queste società segrete che ledevano le fondamenta della monarchia assoluta; utilizzarono i motivi religiosi, perchè i massoni prestavano giuramento. I massonici di Bisacquino, in talune circostanze nel giudicare i loro nemici furono violenti, per questo se venivano arrestati e processati finivano sul rogo. Una curiosità, vi ricordate, quando ho parlato della fontana della piazza. Ora siccome alcuni intagliatori, come ci dice la storia, sono stati i primi fondatori di queste logge segrete, è possibile che i famosi due libri del '500, furono trafugati dall'abbazia di Santa Maria e affidati in seguito ad una loggia massonica che li ha portati a Ficarra; ma dove sono nascosti o e solo una leggenda! Un'altra leggenda dice, che la massoneria, ha trovato il tesoro, nascosto dai Templari e che lo ha utilizzato per finanziare alcune rivoluzioni come quella francese, ma sono solo, forse, delle leggende. In un post non si può illustrare tutte le testimonianze inerenti i simboli della presenza massonica a Bisacquino ad esempio nella stanza segreta dei Pidduzzi c'è uno stemma evidente ed è una stanza veramente segreta sotto una chiesa e non come a Palermo dove solo con l'immaginazione si può percepire che quello era un rifugio segreto. Un'altra testimonianza il campanile triangolare unico al mondo ed una campana anch'essa molto curiosa. Infine le due statue di San Francesco di Paola uno nel massimo splendore l'altro povero. Anche la nascita a Bisacquino della Mano nera di don Vito Cascioferro, al quale è stato ispirato il film IL PADRINO, anche lui di Bisacquino, si ascrive alle connessioni con la massoneria.

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