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La leggenda di Galileo



Si racconta, che tanto tempo fa, viveva a Bisacquino, nel quartiere della Badia, un monaco che era proprietario di un mulino, che funzionava con l'acqua, che scendeva dalla piazza. Questo mulino aveva una grande ruota, attraversata dall'acqua. In questo mulino Galileo, conservava un libro antico di magie, con formule di bene e di male; quando l'acqua che arrivava nel suo mulino, era poca lui riusciva con delle formule magiche, a fare piovere in maniera molto forte; così, quando vedeva che la ruota, girava di nuovo forte, saliva sul ponte dove arrivava l'acqua, alzava una virga (bastone di legno) verso l'alto, e il temporale terminava. Allora, successe, che i magari e le fattucchiere del paese, nel fare le loro magie, invocassero il nome di Galileo; così il monaco Galileo, che prima era tenuto, in considerazione, dalla popolazione, ora, invece, era visto come il diavolo; per cui la gente si teneva, a debita distanza, dal suo mulino. Visto che il monaco Galileo, non poteva più uscire di casa, nemmeno per andare a dire messa, passava le sue giornate, come un fantasma, dentro il suo grande mulino; inoltre si era fatto crescere una lunga barba ed aveva i capelli molto lunghi. Accadde, senza che ne avesse colpa il monaco Galileo, che si scatenasse a Bisacquino, un fortissimo temporale. Piovve ininterrottamente per più di dieci ore, tutte le strade del paese erano allagate,  anche le chiese del paese si allagarono, sembrava che si buttasse l'acqua con i cati (secchi); le lavine in più punti si univano, creando dei veri e propri ruscelli; la gente si spostava nei primi piani, perché i piani terreni, erano in balia dei torrenti. Allora, la popolazione, sfidando la pioggia, andò in massa da Galileo, affinché fermasse il temporale; ritenendo che fosse stato lui l'autore. Galileo, allora, intimorito dalla folla, per calmarla,  salì con la sua virga e la sua folta barba, sul ponte accanto alla ruota, e cominciò ad usare le formule magiche del suo libro; ma il temporale non finiva, addirittura era ancora più violento. All'ultimo, il monaco Galileo, non sapendo più che fare, quando vide che la carta era mala pigliata, da bisacquinese com'era e da uomo di Chiesa, domandò aiuto alla Madonna del Balzo, poi, disse ai bisacquinesi: "Addinucchiative!" (inginocchiatevi!); così fecero e si inginocchiò pure lui. Allora il monaco Galileo, fece recitare la preghiera della Madonna del Balzo, "A Vui Sarvi Rigina",non poterono passare nemmeno cinque minuti che il temporale finì e cominciò a nevicare, calmando il vento. La gente, allora, cominciò a dire questa frase: "Busacchinu è furtunatu, ca a lavanca (slavina) un si la purtatu!".  Quando ci sono dei forti temporali, ancora oggi, si dice che gira per il paese il monaco Galileo.

Bisacquino è fortunatu versione professionale

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