I templari di Santa Maria del Bosco


L'immagine che vedete si trovava nella chiesa dell'Abbazia di Santa Maria del Bosco è raffigura San Bernardo de Tolomei fondatore dell'ordine benedettino degli olivetani che in sogno vide una scala lunghissima e ad aspettarlo Gesù. Esistono molte leggende sul luogo, una è molto simile a quella di Bisacquino questa volta con qualche fonte scritta anche su internet dove si dice che un esercito di cavalieri guidati da un abate vestito con i paramenti scende da una chiesa sospesa tra cielo e terra che si trova proprio sopra l'attuale chiesa. Sono forse questi i forti cavalieri che andarono in aiuto dei normanni distruggendo il castello di Battellaro e la città di Entella? credo che non è proprio così! Ritengo che ancor prima dei saraceni e durante il periodo del loro dominio alcuni cristiani si erano rifugiati nelle foreste di Santa Maria divenendo abili con le spade e gli archi; questi dovevano essere venuti a conoscenza di quanto stava accadendo e saranno intervenuti; probabilmente facevano parte di uno di quegli ordini cavallereschi che sorsero di pari passo con il monachesimo intorno al 500 e per questo usavano degli abiti particolari.

Notizie sulla storia della Madonna del Balzo

In nessun libro di storia su Bisacquino si fa riferimento al fatto che la festa ricada il quindici di agosto; dai miei studi risulta che accade in questo giorno perché il 15 di agosto del 1679 fu innaugurato il Santuario. Per quanto riguarda la vecchia immagine che parte della tradizione orale sostiene sia nascosta dietro l'altare del santuario come è uso fare nei santuari ritengo che probabilmente la Madonna originaria sia effettivamente nascosta tra le rocce del Santuario ma trattandosi di una pittura alta due palmi è difficile da rintracciare. Di questa immagine la più antica stampa si trova nell'archivio della Arcidiocesi di Monreale, si trattava di una piccola immagine alta due palmi di grandezza uguale a quella di Tagliavia e a quella originaria di Santa Maria del Bosco. Padre Domenico Stanislao Alberti nel 1717 visitando il santuario parla di questa immagine dell'altezza di due palmi. Nel corso dei miei anni di studio ho sempre di più avuto ammirazione e rispetto per l'abate e canonico padre Bartolomeo del Giorgio uno dei benefattori del Santuario al quale si deve la realizzazione del bel basso rilievo della Madonna col Bambino uno dei più belli di tutta Italia che oggi si può ammirare all'interno della sua nicchia e che secondo i miei studi dovrebbe essere di scuola napoletana, fine '700. Inoltre si deve al Del Giorgio se la storia della Madonna del Balzo sia arrivata sino a noi grazia al suo libro Relazione Storica sulla Madonna del Balzo del 1787 opera ripresa da tutti gli storici successivi di Bisacquino. Del libro del Del Giorgio ne esistono ancora alcune copie in originale hanno una copertina dal colore tra il giallo ed il marrone una si trova tra l'altro nella biblioteca di Sciacca. Per quanto riguarda i mosaici all'interno della nicchia furono realizzati intorno al 1960 offerte alla Madonna del Balzo dalle sorelle Chiarchiaro che abitavano in via Savoca. Una curiosità alla fine del 1970 nell'arco della Madonna delle Grazie fu rubato un quadro, sotto questo quadro si scoprì una pittura in una roccia della Madonna del Balzo che i ladri non riuscirono a rubare; che sia questa la Sacra Immagine del Balzo? 
Per quanto rigurda la statua, che si trova a Bisacquino, dei primi anni del 1900, occorre dire, che mentre si stava realizzando a Palermo, nelle nostre zone, tutti quelli che l'avevano vista dicevano che era bellissima; così gli abitanti di Campofiorito che erano molto devoti alla Madonna sapendo che per portarla a Bisacquino dovevano passare dal loro paese, fermarono il carro che la stava trasportando e vollero che si scoprisse lì; in processione la portarono al Santuario incontrandosi con la popolazione bisacquinese ai Pileri; andarono tutti al Santuario. Questa statua è custodita oggi nel convento di San Vito e si porta in processione il quindici di agosto. Dal 13 al 15 agosto un altare monumentale viene allestito in piazza Triona.

La Madonna di Tagliavia


Durante il periodo dei saraceni, come ho già accennato in un precedente post, alcune famiglie cristiane si erano nascoste nella foresta di Santa Maria, da qui la leggenda dei cavalieri e dei monaci detti in seguito custodi del tempio di Gerusalemme; questa comunità aveva una particolare devozione per un immagine della Madonna con il bambino Gesù incisa in una grande quercia. Questa immagine si tro...vava nell'altare maggiore della prima chiesetta che fu innaugurata nel 1309 dal vescovo di Agrigento Bertoldo come narra padre Olimpo da Giuliana che visse a Santa Maria nella seconda metà del 1500; con la costruzione della nuova chiesa si dice che questa immagine venne murata in una parete della chiesa ma non è stata mai più trovata; identica sorte è toccata all'immagine originaria della Madonna del Balzo che con l'abbellimento del Santuario nella seconda metà del 1700 pare che sia stata murata in una parete della chiesa; invece nel terzo santuario di eguale importanza della nostra zona cioè quello di Tagliavia succede il contrario. Alla fine del 1700 l'Arcivescovo di Monreale vedendo che i terreni di Tagliavia versavano in uno stato di abbandono decise di darle in affitto a dei pastori. Esisteva qui una vecchia cappella ormai abbandonata e cadente, i pastori decisero di utilizzare le pietre della cappella per costruire un recinto per le pecore; ma, dietro una parete era nascosta una pittura della Madonna del Rosario con i santi Caterina e Domenico in segno di grande devozione. Tolto il dipinto, nel luogo cominciò a sgorgare dell'acqua miracolosa che tra l'altro guarì un ginocchio al re Ferdinando III di Borbone che fu sempre legato a questa Madonna anche con molte donazioni; questi trascorreva molti periodi dell'anno nella regia di Ficuzza che si trova nelle prossimità, dove trasferiva la sua corte. Dopo pochi anni fu costruita la chiesa che fu innaugurata il giorno dell'Ascenzione; per questo in questo giorno anche da Bisacquino molti si recano al santuario della Madonna di Tagliavia. Per ricordare questo evento il giorno dell'Ascensione anche al Santuario della Madonna del Balzo si svolge una funzione religiosa per le persone che non possono andare a Tagliavia. Molti abitanti della valle del Belice si recavano e si recano acora oggi a Tagliavia. Prima però visto che il pellegrinaggio avveniva a piedi le persone dovevano trascorrere delle notti a camminare nel buio che non si sa come però erano sempre guidate da un cielo stellato; così nel 1896 davanti a dei pellegrini del paese di Vita un loro abitante che aveva gravissimi problemi di salute a Tagliavia il giorno dell'Ascenzione venne miracolato. Da allora, la Madonna di Tagliavia divenne la protettrice del paese di Vita e vi si svolge la festa principale del paese.

San Bernardo da Corleone

 Nella storia di Bisacquino una delle perle più belle che ha attraversato i nostri suoli è stato Filippo Latino, conosciuto poi come frate con il nome di Bernardo da Corleone. Egli nacque nei primi anni del 1600. Sin da bambino attraversò le nostre strade in quanto il padre era di Chiusa Sclafani e dopo sposato era andato a vivere a Corleone. Bernardo ebbe molti fratelli e sorelle; visse in una fam...iglia di santi per l'educazione impartita loro dai genitori; ma all'età di quindici anni gli morì il padre e tutta la responsabilità del mantenimento ricadde sulla madre. Bernardo allora aprì una bottega di calzolaio. Con i ragazzi della sua età si divertiva a giocare con dei bastoni simulando che fossero spade, per questo divenne un abile spadaccino. La notte spesso interveniva incappucciato per difendere alcune donne del paese delle quali volevano profittarsi i soldati spagnoli. In un duello ferì gravemente un nobile palermitano per questo dovette nascondersi in un convento di frati francescani. Questo episodio è stato ripreso anche da Alessandro Manzoni creando la figura di frate Cristofaro. In convento, una sera mentre guarda le stelle pensando a quale sarebbe stato il suo futuro da clandestino viene abbagliato da una forte Luce che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza. Chiesto perdono al nobile palermitano Bernardo ritorna in bottega ma capisce che quello non è più il suo ruolo. Cresciuti i fratelli decide di farsi frate dei cappuccini; ma dentro l'ordine non avrà vita facile. Sia per il fatto che i nobili ancora non gli hanno perdonato il ferimento di uno di loro, sia per il fatto che alcuni potenti frati non accettano il fatto che lui si è dato come regola di vita il mangiare solo poco pane e poca acqua. Comincia così il calvario per Bernardo da Corleone che di continuo viene trasferito da un convento ad un altro tra i quali il convento di Bisacquino e di Chiusa Sclafani. Ma Dio non abbandonerà mai per tutta la vita il fraticello di Corleone che intanto ha ricevuto le stigmate di Gesù. Una delle frasi più belle dette da San Bernardo nei momenti in cui subiva delle angherie era "che piangeva i peccati che gli altri commettevano" per dire che nella vita ci sono si dei peccatori ma ci sono altri che espiano queste colpe per il bene dell'umanità. San Bernardo quella sera che vide la Luce capì che gli uomini non sono creati per i beni della terra ma per quelli del Cielo; era un frate analfabeta che di fronte ad ogni prova della vita sognò sempre il Paradiso. Quando aveva da poco tempo superato i sessant'anni, Dio lo chiamò a se, ma prima di morire Bernardo disse ai frati che l'assistevano: "Tutti dobbiamo salvarci" poi, abbozzò un sorriso e disse ai frati: "Adesso il Paradiso è più vicino. E' l'ora di andare".

I Pidduzzi di Bisacquino


Buona sera a tutti, molte sono le leggende che in Sicilia si tramandano sui Beati Paoli come ad esempio a Palermo e a Naro nell'agrigentino, ma anche a Bisacquino questa potente setta è esistita. Il motivo principale è legato al fatto che a Bisacquino nella chiesa del Carmine, nel 1981, è stata scoperta sotto il pavimento in marmo, vicino l'altare maggiore, una scala in pietra, dalla quale si accedeva ad una stanza segreta. Inoltre, all'archivio di Monreale, risultano tanti processi nei confronti di bisacquinesi. I Beati Paoli di Bisacquino, nacquero, come setta segreta, da un ramo della Congregazione dei gessari e dei calcarari, che era sotto la protezione di San Francesco di Paola. Di questa corporazione sorta, intorno al 1557 ne parla per primo in una monografia su Bisacquino, l'abate Pietro Fontanetta (n. 1661 - m. 1727), poi nel '700 l'abate Bartolomeo Del Giorgio e l'avvocato Caronna - Farina. I Beati Paoli prendono questo nome in quanto la congregazione principale era sotto la protezione di San Francesco di Paola. Nel 1500 esisteva già a Bisacquino una statua di San Francesco di Paola nella chiesa di Sant'Antonio, dove era la sede della congregazione, questa statua agli inizi del 1800 venne collocata poi al centro di una chiesa che si edificò per dedicarla a San Francesco di Paola.  Non si capisce il motivo per cui, visto che nei pressi esisteva una fontana con dell'acqua miracolosa attribuita a Santo Cono, come è che la chiesa venne dedicata a San Francesco di Paola. I Beati Paoli per apprendere delle notizie inoltre si mascheravano di frati minori con un saio che aveva un cappuccio, con il quale si nascondevano il viso; a quei tempi per le temperature troppo basse nel paese, era usuale portare dei berretti o coprirsi il capo con dei cappucci. Essi dai confessionali potevano così apprendere i veri motivi per i quali interveniva l'inquisizione. Ora c'è chi dice che questa setta sia addirittura nata quando gli Angioini usurparono il regno agli Svevi ed erano chiamati i Vendicatori. Io ritengo, invece, che a Bisacquino durante la dominazione spagnola intorno al 1500 si sia affermata una forte corporazione di artigiani e da un ramo di essi siano nati "I pidduzzi" che vendicavano i torti subiti dai nobili; quest'ultimi potevano andare in giro armati. Ricordo che nelle corporazioni si accedeva generalmente dopo un giuramento di fedeltà probabilmente davanti ad un Vangelo ed una candela. Per quanto già ho detto parlando la volta precedente dell'inquisizione, i fratelli di questa setta tra di loro non si conoscevano, ed erano scelti dal capo e dal vice capo della setta. Si riunivano nei sotterranei delle chiese, muniti di un cappuccio. I Pidduzzi, vendicavano i torti subiti, erano sanguinari e le loro vendette erano terribili.  I Pidduzzi erano quelli che facevano la pelle, da qui il nome. I Pidduzzi, però, dovevano avere al loro interno anche delle persone colte, che svolgevano i processi. Come gli inquisitori, i Pidduzzi, la stessa notte che eseguivano il processo, procedevano all'uccisione del condannato. Sicuramente, anche al loro interno, avevano dei cavalieri che abbandonati i principi cavallereschi erano divenuti dei mercenari talora a servizio degli inquisitori talora a servizio dei Pidduzzi. Già nel '700, le maschere dei Pidduzzi per Carnevale, erano tollerate, in quanto i governatori, durante questo periodo di euforia, prendevano, le decisioni più impopolari, come l'aumento delle tasse. 
Visto, che sino al 1872, i defunti si seppellivano sotto le chiese, si creavano delle gallerie che univano più chiese; nella chiesa Madre, ad esempio, dalla sacrestia si accedeva ai sotterranei.

Guglielmo II°

Dopo l'anno mille, l'anno in cui si credeva che vi doveva essere l'apocalisse, la fine del mondo, una ventata di nuovo attraversò l'Europa occidentale; l'unica certezza che, però, restava alle popolazioni di questi territori, era il papato, che dopo la fine dell'impero romano, era l'unica istituzione rimasta. Il sommo pontefice Gregorio VII°, capì che era il momento di rafforzare la figura del Papa, infatti, dettò alcune regole, sul primato del pontefice sugli altri sovrani della terra, inoltre il primato spirituale della sede di Roma sulle altre sedi, in questo il pontefice, trovò l'appoggio dei sovrani normanni, che regnavano in Sicilia. Era cominciata la lotta per le investiture! Porterà il sovrano dei territori dell'impero carolingio (che comprendeva il nord Italia e la Germania) Enrico IV°, ad umiliarsi a Canossa, dinnanzi a Gregorio VII°, restando per tre giorni al freddo, prima di essere ricevuto. I papi successivi, rafforzeranno la loro influenza, tanto da prevalere anche sul potente sovrano Federico II di Svevia. Con la conquista dei normanni del sud della penisola italiana, in teoria, tutti i territori dell'Italia del sud dovevano passare sotto l'influenza spirituale del Patriarcato di Costantinopoli, ma i normanni accettarono le regole dettate da Gregorio VII° sul primato della sede di Roma; questo provocò il primo grande scisma della chiesa.
I Normanni, nella Sicilia occidentale edificarono delle grandi cattedrali come a Cefalù, a Palermo ed a Monreale. Il sovrano che realizzò il Duomo di Monreale fu Guglielmo II°, cinque anni dopo che erano iniziati i lavori, per volontà di Guglielmo Bisacquino era il primo paese ad essere concesso all'arcivescovo conte di Monreale. La leggenda racconta che Guglielmo, mentre si stava riposando alle pendici di un monte nei pressi di Monreale, fece un sogno, gli apparì la Madonna, che gli diceva di scavare in un posto, dove avrebbe trovato un tesoro nascosto dal padre Guglielmo I°. Egli, scavando trovò effettivamente il tesoro, così decise di costruire in quel posto una chiesa ed una città che chiamò Montis Regalis (Monreale). I lavori, cominciarono, nel 1176. Guglielmo II°, resterà nella storia, come un sovrano illuminato, aperto agli altri popoli, che si circondò di persone valide, delle quali alcune di origine araba. Si deve secondo me, ai collaboratori di Guglielmo II°, la nuova progettazione di Bisacquino, il paese al quale, probabilmente, Guglielmo, dopo Monreale, era di più legato. Sia per il luogo, che si trovava alle pendici di un monte, come nel sogno, sia per la tanti sorgenti d'acqua che scaturivano dalla terra. Gugliemo II° morì all'età di 36 anni ed è sepolto nel duomo di Monreale: non poteva sapere, che in quelle vallate, circa quattrocento anni dopo, sarebbe apparsa una Luce: la Madonna del Balzo.

Le vallate del Triona Enza Cacioppo Chiusa Sclafani Corleone Bisacquino ...



Enza Cacioppo nacque a Palazzo Adriano il 3 giugno del 1978, nei pressi del monte delle Rose dove visse Santa Rosalia. Fu battezzata a Chiusa Sclafani nella chiesa di Santa Caterina e ricevette la prima comunione nella chiesa Madre di Chiusa Sclafani, dove si venera un quadro della Madonna delle Lacrime ed il Santo Volto di Gesù portato da Roma da frate Innocenzo da Chiusa. Abitò in Via Riccio a Chiusa Sclafani con i genitori Pino e Rosalia Schifani, il fratello Salvatore ed i nonni materni. Fu sempre legata alla parrocchia di Santa Caterina, dove ricevette il sacramento della Cresima e dove collaborò con Don Salvatore Lo Bue, come catechista, che la definì ai suoi funerali “la rosa più bella del mio giardino” intendendo come giardino la parrocchia. Fu sempre legata alla Madonna del Balzo dal 1° al 15 di agosto di ogni anno si recava a piedi nudi al Santuario attraversando la Via Sacra recitando il Santo Rosario. Aderì al Movimento dei Cursillos di Cristianità partecipando agli incontri locali; ne serbarono un bel ricordo Mons. Pietro Marchisotta che come Vicario Foraneo cioè rappresentante dell'Arcivescovo nella nostra zona partecipò alla manifestazione in suo onore e Don Calogero Giovinco parroco della parrocchia San Leoluca di Corleone.
Fu una persona buona e umile ma anche dal temperamento forte quando si trattò di difendere i deboli.
Frequentò le scuole superiori a Bisacquino riuscendo con il suo carattere ad essere stimata da tutti, partecipando con entusiasmo alle varie iniziative; una foto in suo ricordo è stata posta nella biblioteca della scuola; l'Arciprete di Bisacquino Decano Don Lino Di Vincenti, che ha partecipato alla sua manifestazione, in quel periodo responsabile della scuola ne ha voluto fare un modello per le future generazioni, dedicandole ogni anno un giorno della quindicina in onore alla Madonna del Balzo.
Morì, a soli 21 anni, il 25 giugno del 1999, giorno della Madonna di Madjogorie, a Corleone, nel paese di San Bernardo, a seguito di un grave incidente stradale avvenuto nel territorio di Bisacquino; ai suoi funerali parteciparono più di tremila persone.
L’Arciprete di Chiusa Sclafani Mons. Rosario Bacile, suo insegnante alla scuola media G. Reina, che ha partecipato alla sua manifestazione, l’ha proposta come modello di santità per i giovani del luogo.
Un ricordo particolare ne conservano le suore di Chiusa Sclafani dove Enza partecipava agli incontri da loro organizzati ed alle loro gite, tanto che hanno voluto con determinazione che la manifestazione in suo onore si tenesse nei loro locali. Anche Don Mario Giaccone Arciprete di Giuliana ma già vice parroco della Chiesa Madre di Chiusa Sclafani ne parla come una bella figura. Con particolare affetto la ricorda anche il Decano di Corleone Don Vincenzo Pizzitola e la confraternita San Bernardo da Corleone che ha sede nella casa natia del santo di Corleone. Il Parroco della Chiesa di Sant’Antonio a Bisacquino Don Vincenzo Spata, un giorno di Natale ha voluto che le fosse dedicata la messa principale, con 21 rose blu sull'altare maggiore. Un libro che parla della sua vita è “Le Vallate del Triona”, pubblicato nel 2002, scritto dalle testimonianze delle persone che l’hanno conosciuta. Nella monografia su Bisacquino, del sacerdote Don Ignazio Pizzitola è ricordata come una persona buona. Nel 2004 un'immagine in ceramica della Madonna del Balzo, fu collocata nel luogo dove Enza riposa, opera degli artisti locali Gannuscio. 
Ancora oggi, il giorno di Natale del 2014, l'Arciprete di Campofiorito, padre Antonino Di Chiara, che ha partecipato alla sua manifestazione, le ha dedicato la messa principale del paese. 
Enza oltre alla sua famiglia fu molto legata agli amici della sua Compagnia, quando la compagnia finì, nel suo diario scrisse:
"Io un libro su di loro l'avrei scritto". 

C’era una volta una Principessa, che un giorno uscì dal suo castello e scese lungo il fiume, qui lo attraversò e scoprì che al di là c’erano dei pastori e dei contadini che recavano grano, agnelli ed altri prodotti della pastorizia verso una Luce, seguendo una stella cometa. Durante il cammino incontrò tant’altra gente, alcuni venivano da lontano ed erano vestiti con abiti antichi, li chiamavano i Magi. Un gruppo di zampognari eseguivano dei canti allegri quando alcuni viaggiatori Bernardo da Corleone, Luigi Scrosopi, Agostino Roscelli, Teresa Eustochio Verzieri, Rafqa Pietra Chobod Ar Rayès, la incontrarono. Essi venivano a piedi da diversi sentieri di montagna e la presero per mano, seguirono insieme la stella cometa. Più tardi, videro in lontananza la grotta di Gesù. Cadeva la pioggia e stava per avvicinarsi la neve. 

AL DI LA DEL FIUME 

Non rivedremo più, i laghi, i fiumi, ed i mari di questa terra. Resteranno qui la dolcezza dei monti, la bellezza delle rose ed il sorriso di chi ci ha voluto bene. 
Saranno lontani i nostri dolori e le nostre illusioni, saliranno tra le nuvole, poi non parleranno più. 
Non parleranno più, nel modo di un oceano, dopo una tempesta. 
Nel tempo in cui, in altro posto c’è ne andremo, noi saluteremo quel che resta del passato, legati ai corsi d'acqua di quel fiume sfavillante di mille colori che nel confine tra cielo e terra noi rivedremo un'altra volta ancora. 
Guarderemo, ancora, quei nostri giorni vissuti tra il far del giorno e l’imbrunire, poi, se Dio lo vorrà, andremo oltre. 
Quando cade la pioggia e sta per avvicinarsi la neve, una Luce, che brilla da un balzo del monte Triona ci indicherà la via, in quel luogo attraversando un arcobaleno, ci rivedremo tutti al di là del fiume. 
Riandrà oltre la dolcezza, nell’oscurità, di quella luna e di quelle stelle. 
Riandrà oltre lo splendore, nella luminosità, di quel sole. 
Riandrà oltre la dolcezza dei monti, la bellezza delle rose ed il sorriso di chi ci ha voluto bene. 
Nacque quel fiume sul Monte delle Rose, scese nelle valli della Madonna del Balzo e giunse a riva, poi tacque, così incominciò il mare. 





Pittura opera degli artisti locali Gannuscio che si trova nel cimitero di Chiusa Sclafani.


Bisacquino medievale

 Con il passaggio di Bisacquino nel 1183 alla diocesi di Monreale il paese acquista prestigio, nel palazzo arcivescovile che viene costruito accanto al Duomo viene dipinto lo stemma di Bisacquino, con i colori bianco e celeste ed "una fontana zampillante", assieme a quello di Corleone e Monreale i tre paesi più grandi del territorio. Monreale diviene una sede importante, tanto che l'Arcivescovo di Monreale sovraintende altre due diocesi dove è rappresentato da due vescovi. Per più di cinquecento anni la famiglia più importante del paese è la famiglia Florena. Vivono nelle abitazioni dove sorgeva la Bisacquino araba, ingrandiscono il loro palazzo che dalle case che oggi si chiamano "Dell'Orto" arriva sino alla discesa Varca. Intorno a questo grande palazzo sorge il paese. Il basso medioevo che va dall'anno mille sino al 1492, è un periodo florido per Bisacquino, vengono edificate quindici chiese tra le quali la vecchia chiesa Madre sempre nella piazza. Inoltre viene realizzata una grande fontana come quella dello stemma. Per quanto riguarda la fontana ho preso spunto dall'ottimo lavoro realizzato da Mons. Saverio Ferina in "Storia del Sacro". E' nella chiesa madre, che si concentrerà la vita religiosa e politica del paese. Con Federico II di Svevia i riti religiosi fanno da corollario alla vita del paese, le sfilate per i matrimoni più importanti, il giuramento dei cavalieri, la consacrazione del clero, delle religiose e dei religiosi, avvengono in questa chiesa, come la presa di possesso del Vicario Foraneo. Bisacquino ha dei cavalieri che fanno la guardia alla città, altri che partono per le crociate ed infine quelli che partecipano alle guerre. Lo spirito dei cavalieri del tempo nell'europa occidentale, è romanzato in seguito dall'Ariosto con i mitici cavalieri Orlando e Rinaldo che per amore di Angelica offrono la loro spada in difesa della cristianità. Intorno al 1450 sorge la badia, dove le suore vi possono entrare con o senza dote. Quelli che vi entrano con una dote svolgono i compiti più importanti, quelli senza dote i lavori più umili. Il convento del Carmine diventerà il convento più importante della diocesi, tanto di essere sede del padre provinciale e viene abbellito da uno splendido chiostro. I Florena ottengono nel corso del 1500, anche l'ammirazione di Carlo V°, per avere fornito al suo esercito, molti cavalieri, più del dovuto, tanto da conferire alla famiglia Florena del tempo ed ai suoi discendenti, l'onore di far parte dell'Ordine dello Sperone d'Oro, la più alta onorificenza che si può dare ad un cavaliere, istituita dalla Santa Sede. Gli artigiani, cominciano ad organizzarsi, così vi è la strada dove lavorano tutti i falegnami, quella dei fabbri, quella dei calderai e cosi di seguito. Essi si organizzano in corporazioni, per difendere i loro interessi e per una forma di mutuo soccorso, i loro rappresentanti partecipano alle decisioni della città. Il paese è guidato per l'aspetto temporale da un governatore e da quattro giurati ma la figura più importante è il vicario foraneo un sacerdote, rappresentante dell'Arcivescovo, che sovraintende sia la vita spirituale che quella temporale. Finite le crociate, le guerre e venendo meno il presidio della città, i cavalieri divengono solo delle figure istituzionali. Bisacquino in quel periodo viene chiamata con il titolo di Nobilis Universitas, i quattro satiri della fontana della piazza indicano le quattro famiglie più importanti del paese, tra l'altro imparentate tra loro. Secondo una mia idea, vi fu una progettazione del paese, realizzata, considerando l'eventuale estensione con quattro chiese ai confini: Sant'Antonio, San Francesco d'Assisi, il Rosario e la Maddalena. Per questo, si creavano quattro triangoli, in una croce greca; ogni triangolo aveva un rappresentante: Sant'Antonio i Florena, Grazia Placo Almerici, Rosario Bona e Maddalena Ambona. Ho fatto questa ipotesi considerando dove erano collocate le proprietà di queste quattro famiglie.

Gli archi di Bisacquino - storia


Alcuni scrittori locali affermano che la storia di Bisacquino come fonti documentali inizia con la dominazione araba in Sicilia. Loro fanno riferimento ad uno studio riferito al periodo saraceno, di un noto studioso arabo "Al Drisi" che fa un lavoro dettagliato sulle caratteristiche del nostro territorio. E' una descrizione molto bella quella di questo studioso arabo, in quanto descrive anche se possiamo usare questo termine, in maniera romantica le valli, i fiumi ed i monti di questo territorio. Io che ho avuto la possibilità di leggere questo studio da quello che mi ricordo, faceva riferimento al fatto che il castello di Battellaro, era casale principale mentre vi erano dei territori come Raia, Terruso, Roselle che si trovavano, in prossimità di Bisacquino, che era casale secondario. Se possiamo, abbozzare una data di fondazione, ritengo con molta probabilità l'840 d.c.; in quanto è dopo dieci anni che gli arabi dallo sbarco a Mazara del Vallo, si stanziano nei territori di Bisacquino, per preparare l'assalto alla città di Palermo. Di Bisacquino, se ne parla, poi, nel 1182 quando è il primo paese, con diploma del re normanno Guglielmo il Buono, a passare sotto la guida spirituale e temporale dell'arcivescovo - conte di Monreale. Ora, c'è qualcosa che non torna! Se fate un giro tra i paesi della Sicilia occidentale non trovate dal punto di vista topografico un paese uguale a Bisacquino, il quale è l'unico ad avere al suo interno circa cento archi, come quello che vedete qui nell'immagine. La risposta più facile può essere che sono archi del periodo della dominazione araba; ma era possibile che in duecento anni di dominazione si realizzavano tutti questi archi e quale poteva essere il motivo, considerando che un centro per quei tempi importante come Misilmeri che significa la città dell'emiro al suo interno ne contiene solo qualcuno. Ora, se vi ricordate lo scorso anno nel parlarvi del labirinto nel centro storico di Bisacquino, avevo parlato della funzione svolta dagli archi e dalle chiese sorte nel medioevo da collocare in un labirinto medievale, per comprendere a che cosa potessero servire questi archi, nella mente di chi possibilmente li aveva congegnati, nel creare la città. Ero partito dal fatto che nel medioevo tutto tendeva all'ordine e alla perfezione e quindi ogni arco per trovarsi in un posto preciso, doveva esserci una ragione. Dando per buona la soluzione medievale questi archi dovevano, muoversi secondo la concezione medievale, come erano concepite le città cioè a forma di croce greca, e questa può essere un'ipotesi. 
Una domanda che tutti quelli che abbiamo vissuto sin da bambini a Bisacquino ci siamo posti è questa: e se erano delle porte che chiudevano il paese in caso di attacchi? poi, però facendo i nostri calcoli, pervenivamo al fatto che ciò era impossibile perché gli archi per i posti nei quali erano e sono collocati teoricamente non potevano essere delle porte d'ingresso della città. A questo punto però, vista la caratteristica di questi archi, quindi, qualcosa non torna. Come in un computer un virus può danneggiare tutto, così nel labirinto di Bisacquino una chiesa sorta successivamente o antecedentemente al momento in cui è stato concepito il progetto fa falsare tutto, così una costruzione fatta realizzare da un signore che possibilmente nel 1800 si è comprato una casa di fronte e per unirle a costruito un arco può metterci fuori strada. Come, infine, non è neanche possibile il fatto che un centinaio di famiglie si siano comprate una casa di fronte e realizzato tutti questi archi! In quanto a parte il fatto che realizzare un arco aveva un costo superiore ad una costruzione normale ma poi non aveva senso.
Per tutto questo, sono arrivato alla conclusione, che Bisacquino sorse durante la dominazione araba, e che il castello di Battellaro, in territorio di Bisacquino e è molto più antico, risalente all'epoca bizantina ma che è divenuto un centro importante con i normanni.
E' allora quale era la funzione degli archi?
Possibilmente come molti villaggi del periodo normanno, erano circondate da mura ed avevano tre uscite secondarie ed una principale, la stessa funzione dovevano avere in questa città che prendeva il nome di  Busacchinum che significa abbondante di sorgenti.
Diamo, ora per scontato che si sviluppa in epoca arabo - normanno, perché esistono tutti questi archi? Per la gioia dei miei compaesani devo dire che il loro intuito che li aveva portati a considerarli delle porte di accesso della città non li aveva traditi. L'errore che facevamo noi era quello di prendere come riferimento la piazza, senza considerare il fatto che la parte più antica del paese non è la piazza, ma i cortili di via Florena! Era infatti lì che c'era il palazzo dell'emiro e probabilmente ancor prima una villa romana; ed è lì se ci passate che vedete un grande arco che si volge verso la campagna dove vi era l'ingresso principale.
Ora, se i virus possono essere degli archi costruiti successivamente, ci sono anche i virus degli archi che prima esistevano e poi sono stati abbattuti.
Secondo me doveva essere presente dove ora c'è la piazza in prossimità, tra dove ora c'è la chiesa madre ed il municipio un arco, che fungeva da porta d'ingresso secondaria; naturalmente ancora non esisteva ne la piazza, ne il municipio e nemmeno la chiesa madre.
Per questo in origine le quattro porte di ingresso dovevano essere così: la principale nel primo cortile di via Florena (per capirci nel cortile in prossimità dell'Enel), la seconda quella che vediamo nell'immagine, la terza questa ipotetica in piazza Triona ed una nell'arco di via Carmine quasi subito dopo la chiesa.
Voi potreste a questo punto pormi questa domanda:
tu hai parlato di quattro porte e gli altri novantasei archi che funzione hanno?
Via via che il paese si andava ingrandendo, le vie d'uscita dovevano essere spostate, anche perché probabilmente accoglievano altre comunità alleate; per cui gli archi esistenti rimanevano, ma si costruivano altri archi che servivano come porte, d'ingresso, secondarie.
Per tutto questo ritengo che anche questi cento archi conservano un segreto e dei misteri, ancora da scoprire, e possono fornirci svelandoli l'effettiva data d'origine Bisacquino.

Il Trattato di Bisacquino


Visto l'interesse creato dalla pagina sui Pidduzzi approfondiamo meglio l''argomento; partiamo dal fatto che si comincia a parlare dei Beati Paoli quando Luigi Natoli scrive un romanzo accennando a questa setta che agiva a Palermo intorno al 1700. Il Natoli, però non parlò mai del fatto se questa organizzazione fosse ancora in vita nel periodo nel quale visse lui, o si era estinta; anche perché probabilmente nemmeno lo sapeva. Dopo questa breve premessa, mi corre l'obbligo di fare un chiarimento sul termine "invenzione" che ho usato la volta scorsa, in quanto ritengo che gli avvenimenti sono più attuali di quanto si possa pensare e questa organizzazione ritengo si sia estinta solo qualche anno prima della pubblicazione del romanzo di Natoli, quindi ai primi del novecento; avendo avuto un ruolo preminente il Crispi nel distruggerla, che visse molti anni della sua vita in due paesi vicino Bisacquino e che conosceva quindi la nostra realtà e che per mezzo della massoneria era stato uno degli artefici dell'unità d'Italia. Ho sentito parlare dei Pidduzzi qualche volta, da una fonte che conosceva una persona firmataria del Trattato di Bisacquino. Ora, se prendete qualunque studio su questo trattato, tutti scrivono che è un falso, un'invenzione del Crispi, con la quale impose lo stato d'assedio in tutta la Sicilia. Questa mia fonte, invece, mi ha riferito di questa persona che aveva partecipato a questa riunione segreta ed il luogo dove si svolse; in questa casa, una volta mi è capitato di entrarci, tanto tempo fa, così mi sono fatto un'idea di come i partecipanti vi fossero arrivati. Per questo non so, se i documenti sono ancora secretati, se così non è, facendo una ricerca all'archivio del parlamento italiano si dovrebbe sapere se ad organizzare la riunione era stata la setta dei Pidduzzi; visto che a Palermo, ho fatto qualche ricerca e mi è stato detto che le uniche fonti documentali sono a Roma. Di questa riunione si sa, secondo quanto riportò il Crispi, che vi parteciparono due delegati pontifici, due rappresentanti dello stato russo, due rappresentanti dello stato francese e probabilmente alcuni membri del banditismo locale. Pur essendo una riunione segreta, una copia dell'atto stipulato, in questa casa sarà pervenuto al Crispi tramite la potente loggia massonica operante a Bisacquino, della quale sicuramente anche il Crispi ne faceva parte. Anche perché è da precisare, che in questa loggia, vi facevano parte anche persone dei paesi vicini. Non sapremo mai se la stipula del trattato fu una trama del Crispi per fermare il Movimento dei Fasci, allora anche molto potente a Bisacquino, oppure se effettivamente si voleva che la Sicilia fosse annessa alla Francia; inoltre, siccome c'era il timore che anche quello che restava dello stato pontificio passasse allo stato italiano, nel trattato era previsto un piano per far fuggire il sommo pontefice in Francia. Dopo le rivendicazioni del Crispi in parlamento, fu posto il coprifuoco ed a Bisacquino molte persone furono arrestate. Inoltre, c'è un altra diceria che si dice a Bisacquino, che invece i Pidduzzi tra di loro si conoscessero tutti, e che portavano come segno distintivo uno stemma, che era "un coltello", potevano avere lo stemma in una spilla, o disegnato in un bastone, od in altri posti come nella cinta dei pantaloni; se qualcuno che non era membro della setta lo scopriva rischiava di essere ucciso. Per ritornare alle origini dei "Pidduzzi", occorre dire, che per far parte della Corporazione dei Bianchi occorreva che per almeno duecento anni si era in possesso di titoli nobiliari, per cui I Borgesi che invece erano parimenti ricchi, e che erano in maggioranza mercanti o proprietari terrieri, ma senza titoli nobiliari temevamo la mano dell'inquisizione per l'invidia dei nobili.
La prossima volta tratteremo dell'aspetto spirituale dei Bianchi e dei Pidduzzi.
Comunque dei Pidduzzi ormai se ne può parlare perchè come setta segreta non esiste più.

Bisacquino: il paese dei cento archi


Bisacquino è l'unico paese al mondo ad avere circa cento archi strani nel suo centro storico, alcuni legano questo fatto con le sue origini saracene ma visto che la dominazione araba durò circa duecento anni appare evidente che non può essere.Per questo io ritengo che gli archi sono di origine medievale quando a Bisacquino sorsero le sedici chiese. Oggi vi propongo questo gioco: se potete prendete un foglio di carta e vi collocate gli archi del centro storico e le chiese del paese e scoprirete di trovavi di fronte ad un labirinto. Ad ogni arco ritornate indietro. Poi con una linea collegate tutti gli archi e vi troverete ad avere un cerchio.Partendo da una chiesa dove non potete ritornare passate da tutti gli archi e le chiese, dove passate non potete passare una seconda volta, fino a quando si creerà un unica via d'uscita. Ho preso come riferimento questa cartina antica di Bisacquino ed il labirinto medievale più conosciuto. Visto che questo lavoro ci servirà per introdurre gli ordini cavallereschi con l'avvento dei Normanni è interessante vedere su you tube qualche video sul labirinto di Alatri. Naturalmente è solo un gioco ed una leggenda (forse).

I satiri della fontana di Bisacquino



Dei mascheroni della fontana di piazza Triona non esiste alcuna traccia scritta sul loro significato. Secondo un'antica tradizione non scritta che si tramanda a Bisacquino questa fontana fu costruita nel corso del 1500, allora più che una fontana era un grande bevaio sino alla prima metà del 1900, come da alcune foto; si dice sempre come tradizione che rappresentavano le quattro famiglie nobili di Bisacquino i Florena, i Bona, i Placo Almerici (tra i discendenti si annovera intorno alla prima metà del 1700 il Decano Bellini) e gli Ambona. I cognomi possono variare di qualche parola finale in quanto trascritti in latino. I quattro mascheroni che a prima vista possono sembrare delle facce di uomini e dei leoni insieme invece, secondo tradizione dovrebbero essere delle grandi facce di satiri, si può vedere anche dalla loro grandezza. Un altro problema dando per buono che sono stati realizzati nel 1500 è chi li ha realizzati? Sono stati effettuati da muratori del paese in quanto in quel periodo, le maestranze locali erano ben organizzate, tanto da avere una corporazione chiusa (dove i fratelli dovevano aiutarsi tra loro) e dove da una branca di essa è nata una loggia probabilmente  massonica molto potente poi nel 1800? oppure l'ipotesi che ritengo più veritiera è legata alla famiglia dei Busacca di Ficarra in quanto come stile mi sembra proprio il loro e tra l'altro vissero nel 1500. I Busacca intrattennero dei contatti con i monaci benedettini di Santa Maria del Bosco e non è un caso che si dica che il famoso libro di magia del 1500 si trovi proprio nel paese di Ficarra vicino la città di Messina, anche se un sacerdote di Bisacquino fu processato in quanto probabilmente era stato in possesso del famoso libro di magia come risulta agli atti dell'archivio di Monreale (forse il famoso Galileo che fa parte della nostra tradizione, del quale ne parleremo una prossima volta). Un mistero però rimane, il paese di Ficarra e quello di Bisacquino hanno delle storie quasi identiche e se Bisacquino è il paese dei cento archi Ficarra è il paese con le rovine del convento dei cento archi così come un altro mistero è dovuto al fatto che nel corso del 1900 furono costruite all'interno del paese di Bisacquino quattro grandi bevai dove si collocarono in ognuna un mascherone con la faccia di satiro; chissà se chi collocò quelle maschere sapeva la vera storia oppure volle imitare il bevaio della piazza? C'è un ultima ipotesi, e se i mascheroni sono di un'epoca più antica? Si sa che davanti la vecchia chiesa madre esisteva una fontana della quale una riproduzione si trova in un dipinto nel palazzo arcivescovile di Monreale senza le facce; però può anche darsi che pur essendo stati realizzati per questa fontana si pensò poi di utilizzarli per il bevaio? Comunque visto che sono sculture uniche nel loro genere una sorta di mistero lo conservano in quanto dall'aspetto sembrano dei satiri buoni però misteriosi! Nelle teste dei satiri trovate una stella a sei punte che è il vecchio stemma di Bisacquino, Mons. Saverio Ferina nel suo libro Storia del sacro dedicato a Bisacquino ritiene che questo stemma faccia riferimento al fatto che Bisacquino venga indicato come un Comune minore è una tesi; io invece ritengo vista anche la vicinanza con il castello di Giuliana che lo stemma si riferisca a Federico II di Svevia che appunto aveva come simbolo una stella a sei raggi; inoltre Federico II lasciò dietro di se molti misteri tra questi quello della leggenda di "Io vivo anche se non vivo"!





I libri siciliani del bene e del male


Molti di Voi sicuramente avranno letto il libro "Il nome della rosa" di Umberto Eco, ma nel libro non si fa alcun cenno quali erano i libri cosi importanti per il frate bibliotecario. Secondo un racconto che si trasmette da secoli nel mondo ecclesiastico delle nostre zone, in un abbazia vicino Bisacquino chiamata Santa Maria del Bosco che era il complesso monumentale più grande della Sicilia i monaci templari avevano portato uno o due libri che avevano trovato nel tempio di Gerusalemme di Salomone nella prima crociata. Alcuni dicono che si trattava di un libro dove erano custodite nella prima parte delle formule magiche per ottenere dei miracoli e nella seconda parte delle formule magiche per richiamare il male. Altri sostengono che si trattasse di due libri uno sul bene per richiamare gli Angeli l'altro sul male per richiamare dei diavoli. A quanto pare questi libri nel 1500 furono copiati e visto che il paese più vicino all'abbazia era quello di Bisacquino passarono nelle mani di un certo Galileo, al quale dedicheremo una pagina. Il libro o i due libri del 1500 si possono trovare in commercio ma molti sostengono che gli originali sono completamente diversi. Con la Chiusura dell'Abbazia questi due libri probabilmente furono custoditi  a Palermo ed una fonte molto attendibile va verso questa direzione; un altra fonte anch'essa attendibile vuole che siano custoditi in una chiesa del messinese nel paese di Ficarra che fu ingegnata e progettata a Santa Maria del Bosco e della quale ritorneremo a parlare quando tratteremo delle quattro facce della fontana della piazza della Triona. Su you tube trovate un video su alcune delle immagini che dovrebbero essere contenute nel libro, vi ritroverete anche il quadro di San Bernardo dei Tolomei che si trovava nella chiesa dell'Abbazia e che è il fondatore degli Olivetani. Questi fece un sogno nel quale vide una scala che giungeva sino al paradiso.  

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