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L'amor cortese


Buonasera a tutti, il basso medioevo, il periodo dopo l'anno mille è caratterizzato dall'amor cortese. Quando pongo la domanda di un esempio di amor cortese, la risposta unanime è: l'amore di Dante verso Beatrice; questo riguarda l'ultimo periodo; più affascinante è l'amore dei cavalieri verso la donna amata. Nella concezione medievale, la figura della donna, rispetto agli uomini, è vista come più vicina alla divinità, sia per la sua bellezza, sia per il suo portamento. Il ruolo degli uomini è diverso, loro sono dei guerrieri, aspettano con ansia la guerra, che per loro vuol dire ricchezza. Nelle abazie come a Santa Maria del Bosco, i monaci grandi luminari, comprendono che occorre rendere meno violenta la realtà nella quale vivono, concepiscono così l'amor cortese: che vuol dire, ogni cavaliere deve combattere esclusivamente per un fine nobile: o per la donna amata o contro i nemici del cristianesimo: in tal caso la guerra è giusta; il concetto di Dio lo vuole, del quale parlavo in una lezione precedente. La donna amata può essere la propria moglie, può essere la donna più bella del castello, così come può essere una donna, che s'incontra per caso e che non s'incontrerà mai più. Tante volte, può pure succedere che una castellana dia dei segni al cavaliere che parte per la crociata, facendo cadere un fazzoletto che il cavaliere raccoglie. Ci sono anche dei cavalieri che hanno un amore per la stessa donna. Anche a Bisacquino, la figura del cavaliere, viene codificata, all'interno delle cerimonie ecclesiastiche, il rito si conclude con il giuramento del cavaliere e la consegna della spada. Nel nostro paese c'è un termine che indica la sberla, "scorcidicoddo" è un termine che ci introduce, all'ultima fase del rito; il Vicario Foraneo (il prete più importante) benedice la spada ed il futuro cavaliere, poi il cavaliere che lo ha introdotto ed al quale si presta giuramento da una scollata, al suo allievo, dice la frase "Sii Valoroso". Quando infuriavano le battaglie i cavalieri pensavano che le loro gesta un giorno sarebbero state raccontate nel loro paese, così anche la donna amata avrebbe appresso del loro valore. A Bisacquino l'amor cortese venne meno intorno al 1500, quando si rafforzarono le nobili famiglie dei Florena, dei Placa, degli Almerici e dei Bona ed il cavallierato divenne ereditario, un esempio è lo Sperone d'oro consegnato alla famiglia Florena. Visto che oggi è Santa Rosalia, auguri di buon onomastico. Santa Rosalia per un periodo, intorno al 1300 visse nella corte della Regina Margherita, moglie di Guglielmo I° di Sicilia, vivere a corte era un privilegio in quanto s'imparava a leggere e a scrivere e ad apprendere le Sacre Scritture. Dopo di avere attraversato il nostro paese, si riposò vicino Santa Maria del Bosco, in un luogo oggi chiamato "Acquafrisca"; nel luogo dove si era riposata al risveglio sorse una sorgente. Nel monte delle Rose che si trova alle spalle di Palazzo Adriano, incise la frase IO ROSALIA SINIBALDI, FIGLIA DELLE ROSE DEL SIGNORE, PER AMORE DEL MIO SIGNORE GESU' CRISTO HO DECISO DI ABITARE IN QUESTA GROTTA.


Gioacchino Martorana


  1. Queste due opere sono del pittore Gioacchino Martorana che visse intorno al 1700. La prima si trova nell'altare principale della Chiesa Madre di Bisacquino, la seconda nel museo di Monreale. Entrambe rappresentano la Madonna assunta in cielo, la Madonna del Paradiso. In entrambe le pitture la Madonna è con gli occhi chiusi in quanto non è ancora arrivata in Paradiso, si trova in cielo verso il paradiso.



    Alcalá de los Gazules



























    Romantica Alcala de los Gazules


    Nella foto il decano di Bisacquino Don Lino Di Vincenti, il sindaco di Alcalá de los Gazules ed il sindaco di Bisacquino dott. Filippo Contorno




    Auguri

    Desidero fare al Sindaco eletto di Bisacquino, Tommaso Di Giorgio ed alla Giunta da Lui nominata, ai Consiglieri eletti nella lista di maggioranza ed in quella di Gianvito Gaudiano, gli Auguri di buon lavoro così come anche tanti Auguri vanno a Michele Plaia ed al Suo gruppo affinchè tra cinque anni siano loro i protagonisti della prossima tornata elettorale. Dedicato a tutti uno dei video, che ritengo tra i più belli su Youtube: Romantica Bisacquino.









    Seconda parte





    La leggenda di Galileo



    Si racconta, che tanto tempo fa, viveva a Bisacquino, nel quartiere della Badia, un monaco che era proprietario di un mulino, che funzionava con l'acqua, che scendeva dalla piazza. Questo mulino aveva una grande ruota, attraversata dall'acqua. In questo mulino Galileo, conservava un libro antico di magie, con formule di bene e di male; quando l'acqua che arrivava nel suo mulino, era poca lui riusciva con delle formule magiche, a fare piovere in maniera molto forte; così, quando vedeva che la ruota, girava di nuovo forte, saliva sul ponte dove arrivava l'acqua, alzava una virga (bastone di legno) verso l'alto, e il temporale terminava. Allora, successe, che i magari e le fattucchiere del paese, nel fare le loro magie, invocassero il nome di Galileo; così il monaco Galileo, era visto come il diavolo; per cui la gente si teneva, a debita distanza, dal suo mulino. Visto che il monaco Galileo, non poteva più uscire di casa, nemmeno per andare a dire messa, passava le sue giornate, come un fantasma, dentro il suo grande mulino; inoltre si era fatto crescere una lunga barba ed aveva i capelli molto lunghi. Accadde, senza che ne avesse colpa il monaco Galileo, che si scatenasse a Bisacquino, un fortissimo temporale. Piovve ininterrottamente per più di dieci ore, tutte le strade del paese erano allagate,  anche le chiese del paese si allagarono, sembrava che si buttasse l'acqua con i cati (secchi); le lavine in più punti si univano, creando dei veri e propri ruscelli; la gente si spostava nei primi piani, perché i piani terreni, erano in balia dei torrenti. Allora, la popolazione, sfidando la pioggia, andò in massa da Galileo, affinché fermasse il temporale; ritenendo che fosse stato lui l'autore. Galileo, allora, intimorito dalla folla, per calmarla,  salì con la sua virga e la sua folta barba, sul ponte accanto alla ruota, e cominciò ad usare le formule magiche del suo libro; ma il temporale non finiva, addirittura era ancora più violento. All'ultimo, il monaco Galileo, non sapendo più che fare, quando vide che la carta era mala pigliata, da bisacquinese com'era e da uomo di Chiesa, domandò aiuto alla Madonna del Balzo, poi, disse ai bisacquinesi: "Addinucchiative!" (inginocchiatevi!); così fecero e si inginocchiò pure lui. Allora il monaco Galileo, fece recitare la preghiera della Madonna del Balzo, "A Vui Sarvi Rigina",non poterono passare nemmeno cinque minuti che il temporale finì e cominciò a nevicare, calmando il vento. La gente, allora, cominciò a dire questa frase: "Busacchinu è furtunatu, ca a lavanca (slavina) un si la purtatu!".  Quando ci sono dei forti temporali, ancora oggi, si dice che gira per il paese il monaco Galileo.

    Bisacquino è fortunatu versione professionale

    Origine del nome Bisacquino

    Bene, parliamo questa sera dell'origine del nome di Bisacquino. Il nome Bisacquino, secondo me significa "Quell'acqua che scorre!"; più in avanti spiegherò il perché. Il canonico Lucia, dice a differenza dell'Avv. Caronna Farina, che in arabo il nome Bisacquino, significa patria del coltello; per questo per quanto riguarda Bisacquino, occorre ritrovare le origini nel periodo della dominazione araba. Nel periodo bizantino, prima di quello saraceno, in latino Bis Aqua significa doppia acqua come sosteneva l'Avv. Caronna Farina. Quest'ultimo, negli anni prossimi al periodo del mille ottocento, scrisse una Monografia su Bisacquino, prendeva come spunto, un grande conoscitore della lingua araba, il Canonico D'Angiò, che nel 1700 aveva tradotto la parola Bisacquino, come abbondante d'acqua. Secondo me, ha ragione l'Avv. Caronna Farina, anche se il Lucia sostiene questa tesi come quella di patria del coltello.  Il canonico Lucia che nel 1968, scrisse anche lui una bella Monografia su Bisacquino, sosteneva in quanto aveva scritto all'Università del Cairo, che la parola Bisacquino significasse "patria del coltello".
    In effetti la parola che si pronuncia Sikin, secondo i miei studi significa coltello, invece non ho trovato in arabo la parola Abu che il Lucia sosteneva che significasse Padre o Patria; per questo se ci sono dei conoscitori dell'Arabo, possono darci maggiori ragguagli. Il canonico Lucia aveva, secondo me sottovalutato il fatto che l'Egitto dal 600 all'800 fu per parecchio tempo, sotto l'influenza dei Turchi, per cui la lingua che si parlava, era un miscuglio tra Arabo e Berbero. In effetti, nella lingua Berbera, Bisacquino da me tradotto diventa Bu sa akan che significa l'acqua che scorre.  Gli arabi sbarcarono in Sicilia dalla Tunisia quando iniziarono la conquista, la prima città ad essere conquistata fu Mazara del Vallo poi arrivarono a Sambuca e da lì nella parte interna quindi nel territorio di Bisacquino. C'è chi dice che occorsero dieci anni per conquistare Palermo chi dice che occorsero quattro anni. Da sottolineare che erano in prevalenza come provenienza dei Berberi in quanto tutti i paesi del nord africa che si affacciano sul mediterraneo sono come appartenenza indicati come Berberi. Con i Normanni il nome di Bu su akan cambio in Busacchinum come riporta il D'Amico, con l'avvento della lingua siciliana divenne Busacchinu. Bu significa quella, su acqua e akan scorre. In effetti, a Bisacquino nel quartiere Acquanova, la parte alta del paese, sorge la sorgente del fiume Bruca, affluente del fiume Belice, che attraversa la piazza del paese. Per tutto questo ritengo che la parola Bisacquino sia riferibile alla frase l'acqua che scorre. Una buona serata.

    Nella foto vedete il castello - casale arabo nel territorio di Bisacquino dal nome Battellaro. 

    I Malcovenant



    Qualche breve cenno sui Malcovenant. Visto che in nessun libro di Bisacquino se ne parla, tranne il Lucia nella sua monografia, ma solo perché produce l'atto del 1183 con il quale i Malcovenant donavano il territorio di Bisacquino al Vescovo di Monreale; in quanto l'erede andava in sposa ad un altro grande feudatario Roberto di Tarsia. I Malcovenat, erano una famiglia normanna, che avendo aiutato il conte Ruggero, gli erano stati donati dei feudi. Fu una delle prime famiglie baronali della Sicilia. Gli erano stati concessi nel 1076 le baronie di Calatrasi, di Busacchino e di Racalmuto. Nel 1160 però Calatrasi che era una fortezza che si trovava vicino il paese di Roccamena venne riconquistata dagli arabi. I Malcovenant, riuscirono a fuggire tramite una galleria segreta e poi raggiunsero Bisacquino. Anche a Bisacquino esiste con certezza una galleria segreta, ora che con Palermo che è diventata città della cultura per il 2018, soprattutto per i suoi siti arabo - normanni, speriamo che da parte degli studiosi ci sia un interessamento per il nostro paese, in particolare per i cortili di via Florena, per l'arco dell'Orto, dove dovette sorgere il primo luogo di culto dei normanni e per questa famosa galleria, della quale se ne è sempre parlato che da Bisacquino conduce al castello arabo di Battellaro anch'esso arabo che si trova nel nostro territorio. I Malcovenant, avrebbero potuto scegliere di vivere a Bisacquino od a Racalmuto. Scelsero Bisacquino, anche perché lì vi era un piccolo castello, che però poi in seguito sarebbe diventato uno dei grandi della Sicilia. A Bisacquino, portarono delle novità anche nei balli tradizionali. I Malcovenant pur essendo normanni, parlavano la lingua francese, in quanto provenivano dalla Normandia nel nord della Francia. C'è un libro scritto su quel periodo, non citato, neanche nelle note, da nessuna monografia su Bisacquino, che parla di due baroni, un Guglielmo e poi di un Roberto, scritto in francese; la traduzione in Italiano è del 1790, il titolo del libro è Storia della Sicilia. Il Lucia parla di un Goffredo come primo barone. In questo momento non ricordo l'autore. Il territorio di Bisacquino è quello che vi ho fatto vedere l'altra volta, con la cartina, con i territori di Raia, Terrusio, Patellaro e Bruca. Cartina che era stata prestata da un mio amico, che farà parte di una galleria il prossimo anno a Palermo. Dopo i Malcovenant, le proprietà del palazzo non passarono al Vescovo di Monreale ma alla famiglia Florena. Avendo un poco di tempo a disposizione, cercherò di scoprire quale fu il motivo per il quale passarono a questa famiglia. I Malcovenant c'è chi sostiene che persero le tre baronie perché caddero in disgrazia a corte; grazie al Lucia sappiamo invece che fu per un matrimonio combinato. 

    Una buona serata, visto che ci avviciniamo alla domenica delle Palme, continuiamo questo cammino nei quaranta giorni di Gesù di Nazareth dopo la resurrezione. Lo analizzerò, sempre dal punto di vista delle fonti storiche, come dicevo l'altra volta, usando il metro dei monaci del medioevo di Santa Maria, che significava credere, in tutto quanto era stato tramandato. Per questo anche io, sono pienamente convinto, che la persona della Sacra Sindone è Gesù di Nazareth, al di là di quanto nel corso della mia vita cercheranno di farmi credere, con i loro ragionamenti empirici; inoltre, credo anche che la prima persona, che conservò quel lenzuolo, fu Maria di Magdala. Dopo i due incontri il giorno di Pasqua, prima con Maria di Magdala e poi con Cleopa ed Elia, i due discepoli di Emmaus, per una settimana non vengono citate altre apparizioni. Lo stesso giorno di Pasqua, sia Maria di Magdala, che i due discepoli di Emmaus, avevano informato Pietro e gli altri discepoli, che Gesù era apparso loro, ma ancora essi sono increduli. L'ottavo giorno, mentre i discepoli ancora si nascondono nel cenacolo, Gesù appare loro. Come dicevo l'altra volta, Gesù si muove dopo la resurrezione nello spazio, non più nel tempo, per questo le apparizioni trovano una giustificazione. Gli studiosi della Fisica, possono meglio recepire questo concetto. Nella tradizione cristiana, il numero tre è visto come il segno della perfezione: sia nelle persone della Santissima Trinità, sia nei tre giorni della passione, morte e resurrezione (kerigma) e sia per questo incontro. Come per i due incontri il giorno di Pasqua, Gesù dopo la resurrezione, è una persona diversa, sia nel corpo così anche nel carattere. Come dicevo l'altra volta, se lungo il corso della sua vita è un uomo che va prendendo consapevolezza di essere Dio, ora e Dio. La parola "Dio", significa nel vecchio testamento "Colui che è". Nel nuovo testamento "Colui che è la Via, la Verità e la Vita. Al fine di evitare che vi siano delle critiche, in un argomento così delicato, affrontato in questo periodo dell'anno, considerate sempre che è solo uno studio e non vuole essere un messaggio dottrinario, ma storico. E veniamo quindi a questo incontro così importante. E' importante, soprattutto, in quanto le prime parole che Gesù pronuncia sono: "Pace a Voi"; questo non è un messaggio diretto solo ai discepoli. Pace a Voi, per quanto dicevo l'altro giorno, quando parlavo delle ultime parole in questa vita di Bernardo da Corleone, "Paradiso, Paradiso" rappresenta, appunto, questo incontro della gente di ogni tempo, dopo la morte con il Messia. Per ritornare ai monaci di Santa Maria, il concetto di salvezza dell'umanità, viene visto come salvezza dell'anima, per cui con il medioevo oltre ai conosciuti limbi del paradiso e dell'inferno, si concepisce un terzo limbo, quello del purgatorio. "Pace a Voi" significa, quindi, come io ora sono nella pace così, spero che anche Voi, un giorno siate nella pace. Cerchiamo di comprendere meglio il concetto, i discepoli prima dell'apparizione di Gesù, sono delle persone che temono per la loro vita, si nascondono, non escono perché temono di essere riconosciuti, hanno paura; sono, inoltre, delle persone deluse, le loro certezze sono venute meno: "Loro hanno visto!". Hanno visto la persona che consideravano il Messia, morire sulla croce, come tutti gli altri, che si opponevano alle istituzioni; loro sono dei vinti, degli sconfitti. Pochi minuti dopo, con l'apparizione di Gesù tutto cambia. Essi si inginocchiamo dinnanzi al Messia, piangono di gioia, per aver ritrovato l'amico perduto. Gesù per dimostrare che è, realmente risorto, che non è un fantasma, mostra loro il costato, poi chiede qualcosa da mangiare. La prossima volta, parleremo del quarto incontro, quello con il discepolo Tommaso, anche con riferimento al Vangelo apocrifo di Tommaso, trovato in Egitto nel 1945; anche se non fa parte dei Vangeli canonici, ha per noi rilevanza dal punto di vista storico. Un ultima considerazione, la più importante, Pietro e gli altri si scusano con Gesù, per averlo rinnegato, con cuore sincero, anche questa volta, ascoltando le loro parole di vero pentimento, Gesù si commuove. Per questo, "Pace a Voi" significa, in ultima analisi, anche se avete fatto dei peccati, cercate di non farne più, pensate alla salvezza delle vostre Anime per trovare, quella serenità, che ora io ho.

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