Un sacerdote che amò tanto Bisacquino



Ho avuto la possibilità di conoscere mio zio il Decano Don Calogero Di Vincenti solo per dieci anni, lo ricordo come una persona sempre sorridente e con un carattere cordiale tanto da risultare amico di tutti. Da quanto ho appreso durante il corso della mia vita, fin da bambino maturò la sua vocazione al sacerdozio, tanto che simulava, vedendo le processioni dei grandi, delle processioni con i suoi piccoli amici nelle vie del centro storico di Bisacquino, e precisamente nel quartiere Acquanova. Entrato in seminario, mio nonno Giuseppe Di Vincenti, che allora svolgeva l'attività di carrettiere, ogni quindici giorni andava a Monreale, affrontando allora sentieri difficilmente percorribili irti e scoscesi. Mio zio già sacerdote, molto legato al Seminario, d'estate quando veniva a Bisacquino, con il padre sul carretto girava con padre Governanti per reperire del cibo da portare ai seminaristi. Nel 1949 fu fatto parroco di una nuova parrocchia creatasi a Montelepre, tra le preoccupazioni di mia nonna Giuseppina Giovinco, in quanto a causa del fenomeno del banditismo capitanato da Giuliano nel paese era stato imposto il coprifuoco. Mio zio con l'entuasiasmo che lo contraddistingueva come mi è stato riferito da Mons. Ferina suo successore nella parrocchia, affrontò quell'incarico risultando super partes ed ottenendo la stima di tutti. Durante questo periodo, ancora in giovane età morì mia nonna. Nel 1952 fu nominato Decano Arciprete di Bisacquino, da allora per venticinque anni dedicò la sua vita al suo paese. Erano tempi difficili e di miseria, per questo mio zio fondò un patronato delle Acli per fare in modo che sopratutto gli anziani meno abbienti potessero avere una pensione ed essere assistiti in famiglia, fu così che il Boccone del povero nel nostro paese non ebbe più modo di esistere. Come i preti sociali degli anni '50 si occupò di politica, pur essendo con la Democrazia Cristiana riusciva a coinvolgere tutti i partiti nell’amministrazione del paese. Fin da piccolo, mio zio fu molto legato a Mons. Giovanni Bacile suo predecessore nella carica di Arciprete ed anche Mons. Bacile stravedeva per lui, tanto che ancora seminarista, lo faceva predicare in matrice; mio zio nel suo cuore aveva un sogno quello di portare il Decano Bacile in matrice, così il corpo del Decano Bacile nel 1956 tra un tripudio di folla fu portato nella chiesa Madre. Quegli anni furono inoltre caratterizzati dalla forte emigrazione verso la Germania, dove mio zio si recò per vedere le condizioni nelle quali vivevano i nostri compaesani. Mio zio come d'altronde tutti i bisacquinesi fu sempre molto legato alla Madonna del Balzo, realizzando come mi raccontava frate Antonio Ferlisi molti cantieri per migliorare i locali del Santuario, ormai obsoleti dopo circa trecentocinquanta anni dalla costruzione. Fu un grande oratore come mi è stato riferito dalla mia insegnante Anna Pillitteri sopratutto sui temi legati alla Madonna. Inoltre per il Santuario, nel 1969 fece realizzare una strada carrozzabile, per fare in modo che con le macchine vi si potesse arrivare, da allora cominciarono i pellegrinaggi anche dei forestieri al santuario. Fu sempre legato ai giovani, prendendo come esempio San Giovanni Bosco, per Bisacquino si preoccupò di realizzare quattro scuole superiori, due ancora operanti la ragioneria e l'Agraria. Più di trenta giovani di Bisacquino coinvolti dal suo entusiasmo si fecero sacerdoti, preoccupandosi mio zio di trovare i fondi necessari per essere mantenuti in seminario. La palestra del paese, il rifacimento delle fognature, i fondi per la ricostruzione delle case danneggiate dal terremoto, l'ufficio postale, la costituzione di una squadra locale di calcio si devono a lui. Quando mio zio nel 1952 arrivò a Bisacquino, visto che nel 1950 per allargare la Via Roma era stata abbattuta la Chiesa dell'Ospedale trovò i fondi regionali per rendere la parte dei locali rimasti utili come salone parrocchiale; lì vi fondò il circolo di Azione Cattolica, la Pro Loco e la squadra di calcio. Legato alla chiesa madre, che non subiva dei restauri strutturali sin dalla sua fondazione, si preoccupò di reperire i fondi necessari utilizzando i finanziamenti del terremoto per aggiustare la chiesa. Nel 1975 fu colpito da un infarto, ma volle continuare la sua attività, fondando tra l'altro al santuario della Madonna del Balzo la Radio Monte Triona la prima radio locale delle nostre zone. Nel 1976 scrisse un libro che pubblicò sui canti popolari religiosi bisacquinesi, intervistando alcune persone anziane. Morì come sempre aveva vissuto povero, il 23 febbraio del 1977 a soli 51 anni d'età; scrisse su di lui Mons. Saverio Ferina "per venticinque anni portò a Bisacquino una ventata di nuovo, morì nella pace dei giusti e si spense per Bisacquino quel suo figlio che tutti chiamavano l'apostolo del sorriso".



Della vita di mio zio l'avvenimento più bello è che quand'era bambino, ogni giorno ritornando da scuola passava davanti la casa del sig. Antonino Costa, allora le case stavano per lo più con la porta aperta e mio zio si fermava ad ammirare un meraviglioso orologio a pendolo, così che un giorno il sig. Costa gli disse "se un giorno ti farai prete ti regalerò l'orologio!", ma dopo poco tempo il sig. Costa morì. Quando mio zio fu grande si fece prete, il giorno della sua ordinazione, quando ritorno a Bisacquino, mentre era riunito in casa con alcuni suoi familiari, sentì bussare alla porta, era Giuseppina Costa figlia di Antonino che gli aveva portato in dono l'orologio del padre….. 








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